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Caro energia, Meloni sfida Bruxelles: “L’Europa deve cambiare passo, servono risposte strutturali”

Pubblicato: 12/10/2026 15:08

Giorgia Meloni torna a mettere il caro energia al centro dell’agenda economica del governo. Intervenendo all’assemblea generale di Assolombarda a Milano, la presidente del Consiglio ha spiegato che le misure adottate finora hanno consentito di affrontare l’emergenza, ma non bastano più: per famiglie e imprese servono soluzioni capaci di incidere in modo stabile sui costi energetici.

“Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”, ha detto la premier, ricordando che negli ultimi anni il governo ha stanziato oltre 60 miliardi di euro per proteggere cittadini e sistema produttivo dagli aumenti. Meloni ha inoltre annunciato che tornerà personalmente sulla questione della flessibilità europea durante il prossimo Consiglio Ue.

Il confronto con Bruxelles sul prezzo del gas

Meloni ha spiegato che il governo sta lavorando con la Commissione europea a un meccanismo per contenere il prezzo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica. Il confronto, secondo la premier, sarebbe ormai in una fase avanzata e dovrebbe servire a ridurre in modo più stabile il costo dell’elettricità per famiglie e imprese.

Tra gli interventi già adottati, Meloni ha ricordato la riduzione degli oneri in bolletta, gli strumenti di gas release ed energy release e le misure introdotte per ridurre il differenziale tra il prezzo del gas italiano e quello europeo. L’obiettivo dichiarato è passare da una gestione emergenziale a una strategia capace di intervenire sulle cause strutturali dei rincari.

“Riproporrò personalmente la flessibilità al Consiglio europeo”

Uno dei passaggi più politici dell’intervento riguarda il rapporto con Bruxelles. Meloni ha annunciato che al Consiglio europeo di giovedì e venerdì tornerà a chiedere maggiore flessibilità sui conti pubblici, sostenendo che l’attuale inflazione è molto più alta rispetto a quella utilizzata quando sono stati costruiti i piani nazionali di bilancio.

Secondo la premier, una parte importante della spesa pubblica italiana aumenta automaticamente con l’inflazione per effetto della legge, producendo miliardi di euro di costi aggiuntivi senza che il governo abbia assunto nuove decisioni di spesa. Queste risorse, ha spiegato, finiscono per occupare lo spazio disponibile secondo le regole europee e ridurre quello destinato a investimenti, imprese e crescita.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già sollevato la questione durante l’ultimo Ecofin. Ora sarà la stessa Meloni a riproporla direttamente ai leader europei.

Medio Oriente e Hormuz pesano sui prezzi

La presidente del Consiglio ha collegato il problema energetico anche alle tensioni internazionali. La crisi in Iran, le difficoltà nello Stretto di Hormuz e l’instabilità del Mar Rosso stanno facendo aumentare, secondo Meloni, i costi di energia, trasporti e materie prime, alimentando una pressione inflazionistica che ricade direttamente sulle famiglie e sulle imprese.

È in questo quadro che il governo aveva già deciso di intervenire sui carburanti attraverso il taglio delle accise, il meccanismo delle accise mobili e altre misure di sostegno. Meloni ha ricordato anche l’appello rivolto alle principali società energetiche affinché contenessero i prezzi, sottolineando che diverse compagnie hanno risposto positivamente.

Rinnovabili, gas nazionale e nuovo nucleare

Nel suo intervento Meloni ha rivendicato anche l’aumento della potenza installata da fonti rinnovabili, cresciuta secondo i dati citati dalla premier di quasi il 40%, insieme al rilancio della produzione nazionale di petrolio e gas.

La presidente del Consiglio ha difeso la scelta di aumentare l’estrazione interna, sostenendo che non sia conveniente acquistare completamente all’estero risorse che possono essere prodotte almeno in parte in Italia. Sul fronte del nucleare ha ribadito l’obiettivo di arrivare alla prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, dopo l’avvio del percorso normativo e industriale necessario.

Meloni contro il sistema Ets

La premier ha dedicato un passaggio anche al sistema europeo Ets, il mercato delle quote di emissione di CO2. Secondo Meloni, il meccanismo finisce per gonfiare i costi energetici e creare squilibri rispetto alle imprese extraeuropee che non sono sottoposte agli stessi vincoli.

“Se un’acciaieria chiude in Lombardia e quell’acciaio lo compriamo dall’altra parte del mondo con standard ambientali più bassi, il pianeta non ci guadagna”, ha spiegato. La tesi del governo è che la transizione ecologica debba essere compatibile con la competitività dell’industria europea e con la tutela delle filiere produttive strategiche.

Anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, a margine dell’assemblea, ha sostenuto la necessità di rivedere il sistema Ets e di affrontare il tema energetico senza impostazioni ideologiche.

“La crescita italiana è debole, ma l’economia ha retto”

Meloni ha riconosciuto apertamente che la crescita italiana resta debole, ma ha sostenuto che il sistema economico abbia resistito meglio del previsto agli shock internazionali. Secondo i dati citati dalla premier, l’andamento dei primi sei mesi dell’anno consentirebbe di ipotizzare una crescita del Pil nel 2026 fino all’1%.

La presidente del Consiglio ha ringraziato imprese e lavoratori per il contributo dato alla tenuta economica del Paese, sostenendo che buona parte della forza e della reputazione internazionale dell’Italia dipenda proprio dal sistema produttivo.

“Lo Stato deve essere alleato dell’industria”

Davanti agli imprenditori, Meloni ha insistito anche sul rapporto tra pubblico e impresa. “Un’industria che vuole creare ha bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e non un mero soggetto da tassare”, ha dichiarato.

Il governo, ha aggiunto, deve intervenire quando necessario ma anche evitare di ostacolare chi produce con eccessi di regolazione o burocrazia. La linea indicata è quella di uno Stato che sostenga gli investimenti e la crescita lasciando allo stesso tempo maggiore libertà all’iniziativa privata.

La battaglia sul bilancio europeo

Meloni ha infine ribadito che l’Italia non intende limitarsi a seguire passivamente le decisioni europee. Sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, la premier ha detto di condividere la necessità di finanziare nuove priorità come la competitività, ma ha respinto l’idea di farlo riducendo i fondi destinati a coesione e politica agricola.

Secondo Meloni, questi capitoli sono indispensabili per mantenere un equilibrio tra territori e difendere l’autonomia strategica europea, compresa quella alimentare. La premier ha ricordato che il documento promosso dall’Italia a difesa della coesione è stato sottoscritto da 22 Paesi membri su 27.

Il messaggio finale rivolto alle imprese è stato netto: il governo punta a ridurre il peso dell’emergenza energetica e a costruire un quadro più stabile, ma chiede contemporaneamente all’Europa di modificare regole che, secondo Palazzo Chigi, rischiano di comprimere investimenti e competitività proprio nel momento in cui l’industria è sottoposta alla pressione maggiore.

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