
La partita delle prossime elezioni politiche non riguarda soltanto Palazzo Chigi. In gioco c’è anche il Quirinale, perché sarà il Parlamento eletto nella prossima legislatura a scegliere il successore di Sergio Mattarella. E Elly Schlein lo dice apertamente, indicando nell’elezione del prossimo presidente della Repubblica una delle ragioni per cui il campo largo non può permettersi di presentarsi diviso alle urne. Un obiettivo che si aggiunge alla conquista del governo e che, almeno nelle intenzioni della segretaria del Partito democratico, dovrebbe spingere le opposizioni a superare le rispettive diffidenze.
Intervenendo al Festival Rumore di Fanpage, all’Acquario Romano, Schlein ha richiamato la sconfitta del centrosinistra nel 2022 e avvertito gli alleati sulle conseguenze di una nuova divisione. «Di stare insieme non ce lo chiede il medico, ce lo chiede la nostra gente. Non rifaremo mai più il favore alle destre di dividerci e di consegnare loro la vittoria». Poi il riferimento esplicito alla posta in gioco: ripetere gli errori del passato significherebbe, secondo la leader dem, ritrovarsi con «altri cinque anni di governo Meloni e magari anche qualche ambizione che riguarda il Quirinale».
Il messaggio è politico e riguarda gli equilibri istituzionali dei prossimi anni. Schlein lega la necessità dell’unità del centrosinistra non soltanto alla possibilità di battere Giorgia Meloni, ma anche alla futura elezione del capo dello Stato. Una prospettiva destinata a pesare sulle trattative tra partiti che, pur dichiarando di voler costruire un’alternativa comune, continuano a dividersi su alleanze, leadership e programma.
Conte mette i paletti su Renzi e chiede garanzie a Schlein
Il fine settimana romano ha mostrato un centrosinistra impegnato a ricercare una difficile unità. Sul palco del festival sono saliti, in momenti diversi, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein. Nessuna fotografia collettiva, ma una serie di interventi nei quali è emersa la volontà di evitare nuove rotture. Le divergenze, tuttavia, rimangono. E quella più evidente riguarda il ruolo di Matteo Renzi nella futura coalizione.
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha ribadito le proprie riserve nei confronti del leader di Italia viva, spiegando che la sua presenza rischia di indebolire il consenso elettorale dei Cinque Stelle. «È una presenza quella di Renzi che mi depotenzia sul piano elettorale perché la mia comunità dovunque vada la soffre», ha dichiarato Conte. Per questo pretende garanzie direttamente da Schlein, alla quale chiede di fissare condizioni politiche precise per evitare che l’ex presidente del Consiglio possa creare problemi alla coalizione.
La segretaria democratica, però, ha evitato di entrare nel merito delle richieste di Conte. La sua risposta è stata quella di ribadire l’impegno a non ripetere gli errori del 2022. L’unità prima di tutto, dunque, anche quando significa trovare un’intesa tra personalità politiche che hanno alle spalle anni di contrapposizioni. Per Schlein la necessità di presentarsi insieme alle elezioni prevale sulle resistenze dei singoli alleati. Per Conte, invece, quell’unità deve essere accompagnata da regole e garanzie.
Primarie e programma, il campo largo cerca ancora un accordo
L’altro nodo riguarda la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio. Conte vuole accelerare sul programma comune prima di affrontare la questione delle primarie. «Non è pensabile fare le primarie senza prima un programma comune, se no diventa uno sfascio totale», ha avvertito il leader pentastellato. La sua precedente proposta di individuare una figura terza, capace di rappresentare l’intera coalizione, non ha trovato seguito. Resta quindi sul tavolo l’ipotesi delle consultazioni popolari, con tutti i rischi che una competizione interna comporta.
Lo stesso Conte non nasconde le preoccupazioni. «Queste primarie compatteranno o faranno ancora più litigare?», si è chiesto, assicurando comunque di voler evitare una competizione distruttiva tra gli alleati. Anche Nicola Fratoianni ha manifestato dubbi sulla possibilità che le primarie finiscano per accentuare le divisioni. Schlein, invece, continua a considerarle uno strumento potenzialmente utile, purché vengano organizzate nel modo giusto. «Possono essere una grande occasione di partecipazione popolare», ha spiegato, ricordando di essersi sempre dichiarata disponibile.
Il centrosinistra si ritrova così davanti a una doppia sfida: costruire un programma condiviso e individuare una leadership senza compromettere l’unità della coalizione. Il richiamo al Quirinale aggiunge un ulteriore elemento alla trattativa politica, allargando la prospettiva ben oltre la formazione del prossimo governo.
Schlein ha comunque escluso scenari alternativi a una vittoria elettorale. Nel pomeriggio, intervenendo a un appuntamento di Confesercenti a piazza del Popolo, ha precisato: «Noi andremo al governo soltanto vincendo le elezioni». Nessuna apertura, dunque, a soluzioni parlamentari costruite dopo il voto. Almeno nelle dichiarazioni della segretaria del Pd, la strada è una sola: tenere insieme il campo largo, conquistare Palazzo Chigi e arrivare alla successiva partita per il Quirinale con una coalizione unita.


