
Il simbolo del cobra rosso è lì, stampato sul muro dell’officina. Spicca nel parcheggio, tra microcar di ogni colore. Tutte accessoriate, nuove, tra i modelli più in vista del settore. È diventato un segno di riconoscimento, quasi un lasciapassare per entrare nel giro che conta. A Roma senza quello sticker, dicono, la tua microcar non vale nulla.
Roma, il simbolo del cobra rosso sulle microcar modificate
Il simbolo del cobra rosso è lì, stampato sul muro dell’officina. Spicca nel parcheggio, tra microcar di ogni colore. Tutte accessoriate, nuove, tra i modelli più in vista del settore. “È da stamattina che mi chiamano perché hanno riconosciuto l’adesivo. Del resto, è famoso. A Roma, se non hai questo sticker, la tua non è una macchinetta che conta”. Stefano Mazzitelli è uno dei meccanici dell’officina KytRacing, a Casal del Marmo. È proprio qui che il proprietario della microcar al centro dell’inchiesta sulle aggressioni tra i quartieri di Monteverde e Testaccio ha fatto modificare la sua Aixam. Un intervento sulla carrozzeria e il simbolo del serpente rosso, diventato ormai un marchio riconoscibile tra i giovanissimi romani.
Le parole del meccanico di Casal del Marmo
Perché proprio il cobra? È un simbolo di aggressività? “No, non c’entra nulla con l’aggressività. A Roma tutti vogliono questo adesivo, si è diffuso a macchia d’olio. Lo ha disegnato mio figlio, ma ormai è diventato uno status symbol. Possiamo dire che per tanti ragazzi senza quell’adesivo non sei nessuno, la macchinetta non conta”. Il proprietario dell’Aixam era un cliente abituale? “Non proprio. Abbiamo capito soltanto stamattina, quando abbiamo visto le immagini della macchina, che era venuto qui. Si vedeva che era un ragazzo che teneva alla sua macchinetta, ma oltre quella volta non ricordo di averlo visto”. Che impressione le ha fatto? “Normalissima. Un ragazzo come tanti, sembrava tranquillo. Un ragazzo moretto. Non mi aveva colpito per qualcosa di particolare”.
Le modifiche alla Aixam
Che modifiche avete fatto alla microcar? “Da noi ha montato soltanto il kit anteriore, quello con le bande nere. La parte posteriore non so dove l’abbia fatta. Gli adesivi, invece, non li abbiamo attaccati noi. Potrebbe averli comprati online, visto che li vendiamo anche su internet, e averli applicati da solo. Sono tre: uno sul cofano e due sui finestrini posteriori”. Non avete fatto interventi ai diaframmi o modifiche per aumentarne la velocità? “Noi assolutamente no. Se lui avesse modifiche non lo posso sapere. Posso aggiungere, però, che nemmeno i led li ha montati da noi, come invece abbiamo letto. Noi possiamo parlare soltanto dei lavori che abbiamo effettuato qui in officina”. Come avete scoperto che la microcar coinvolta nell’inchiesta era passata da voi? “In realtà lo abbiamo scoperto stamattina, grazie ai giornali. È da ore che ci chiamano da tutta Italia perché hanno riconosciuto il simbolo dell’officina. Siamo stati colti di sorpresa. Sicuramente ora approfondiremo anche noi”.


