
Costrette a trascorrere la notte sveglie se non terminavano i compiti, picchiate con una cintura o con un cucchiaio di legno, umiliate e minacciate affinché non raccontassero nulla alla madre. È il quadro di presunti maltrattamenti domestici emerso dalle indagini su quanto accaduto a due sorelline di 10 e 12 anni, residenti in provincia di Frosinone. A finire sotto accusa sono stati il padre delle bambine e la sua nuova compagna, entrambi rinviati a giudizio per concorso in maltrattamenti contro familiari o conviventi, con l’aggravante legata al rapporto di parentela. A far emergere la vicenda è stato il ricovero di una delle due minori, arrivata in ospedale con una ferita sanguinante alla testa. I medici hanno notato anche lividi e segni di morsi sul corpo e hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine.
Sorelline picchiate e umiliate: le punizioni se non finivano i compiti
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le due bambine avrebbero vissuto in un contesto familiare caratterizzato da ripetute violenze fisiche e psicologiche.
Le punizioni sarebbero scattate soprattutto quando le minori non riuscivano a completare i compiti scolastici.
In queste circostanze, il padre e la compagna le avrebbero costrette a rimanere sveglie per tutta la notte, impedendo loro di dormire.
Alle privazioni del sonno si sarebbero aggiunte aggressioni fisiche e continue umiliazioni.
Le due sorelline, secondo l’accusa, sarebbero state colpite con una cintura e con un cucchiaio di legno, oltre a subire insulti e comportamenti intimidatori.
Un sistema di punizioni che, stando a quanto emerso dalle indagini riportate dal Messaggero, avrebbe provocato nelle bambine un profondo disagio psicologico.
La caduta e la ferita alla testa: così i medici hanno scoperto i presunti maltrattamenti
L’episodio che ha permesso di portare alla luce la vicenda è avvenuto quando una delle due bambine ha riportato una grave ferita alla fronte.
Secondo la ricostruzione investigativa, la minore avrebbe cercato di sottrarsi alle percosse del padre, ma durante il tentativo di fuga sarebbe caduta, battendo violentemente la testa.
L’impatto le avrebbe provocato una ferita lacero-contusa alla fronte, con un’abbondante perdita di sangue.
La bambina è stata quindi accompagnata al pronto soccorso per ricevere le cure necessarie.
Durante la visita, però, il personale sanitario avrebbe notato altri segni sospetti sul corpo della piccola paziente.
Oltre alla ferita alla testa, infatti, erano presenti diversi lividi e segni di morsi, elementi che hanno spinto i medici a sospettare che non si trattasse di un semplice incidente domestico.
È stato a quel punto che il personale dell’ospedale ha deciso di segnalare la situazione alle forze dell’ordine, facendo partire gli accertamenti.
Le violenze e il rapporto con il cibo: il disagio delle due bambine
Le indagini avrebbero fatto emergere ulteriori episodi di presunti maltrattamenti.
Una delle due sorelline, che manifestava particolari difficoltà nel rapporto con il cibo, sarebbe stata costretta a mangiare contro la propria volontà.
Gli accertamenti successivi avrebbero inoltre evidenziato segnali di disagio psicologico e alimentare in entrambe le minori.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le bambine sarebbero state sottoposte a comportamenti punitivi e coercitivi ripetuti, non limitati a singoli episodi.
Le presunte violenze avrebbero riguardato sia la sfera fisica sia quella emotiva, con minacce e umiliazioni che avrebbero contribuito a creare un clima di paura all’interno dell’abitazione.
«Non dite nulla alla mamma»: le minacce alle sorelline
Un altro aspetto emerso dalle indagini riguarda il tentativo di impedire alle bambine di raccontare quanto sarebbe accaduto in casa.
Il padre e la sua compagna, secondo l’accusa, avrebbero minacciato le due minori affinché non rivelassero alla madre le punizioni e le violenze subite.
Le sorelline erano state affidate al padre perché la madre si trovava in una situazione di grave difficoltà sanitaria.
La donna, infatti, soffre di importanti problemi di salute che non le consentivano di occuparsi direttamente delle figlie.
Una circostanza che avrebbe reso particolarmente delicata la situazione delle due bambine, affidate alle cure del genitore e della sua nuova compagna.
Le presunte intimidazioni avrebbero contribuito a mantenere nascosto quanto accadeva nell’ambiente domestico, fino all’intervento del personale sanitario.
Bambine allontanate dalla famiglia e trasferite in una struttura protetta
Dopo la segnalazione dei medici e l’avvio degli accertamenti, sono intervenuti anche i servizi sociali.
Alla luce degli elementi raccolti, è stato disposto l’allontanamento delle due sorelline dall’abitazione del padre e della sua compagna.
Le bambine sono state collocate in una struttura protetta, con l’obiettivo di garantire la loro sicurezza e sottrarle al contesto nel quale si sarebbero verificati i maltrattamenti.
La decisione è arrivata dopo che gli investigatori hanno ricostruito le presunte violenze fisiche e psicologiche subite dalle minori.
Non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle loro attuali condizioni, anche a tutela della riservatezza delle bambine.
Padre e compagna rinviati a giudizio: le accuse
Per la vicenda il giudice ha disposto il rinvio a giudizio del padre delle due bambine e della sua nuova compagna.
Entrambi dovranno rispondere dell’accusa di concorso in maltrattamenti contro familiari o conviventi, con l’aggravante contestata nell’ambito del rapporto familiare.
A difendere i due imputati sono gli avvocati Roberto Filardi e Giovanna Liburdi.
Nel corso del processo saranno esaminati gli elementi raccolti durante le indagini, comprese le risultanze degli accertamenti sanitari e le testimonianze acquisite.
Il rinvio a giudizio non costituisce una dichiarazione di colpevolezza: le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate nel contraddittorio tra accusa e difesa.
La vicenda è emersa grazie all’attenzione dei medici che, visitando una bambina arrivata in pronto soccorso con una ferita alla testa, hanno riconosciuto altri possibili segnali di violenza e hanno attivato le procedure di segnalazione.
Un intervento che ha permesso di avviare le indagini e di mettere al sicuro le due sorelline, mentre sarà ora il processo a stabilire le responsabilità degli adulti coinvolti.


