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Strage al mercato: attacco tra le bancarelle, almeno 73 morti e 19 feriti. Corpi carbonizzati tra le macerie

Pubblicato: 20/10/2026 12:42

Almeno 73 persone sono morte e altre 19 sono rimaste ferite in un devastante attacco con droni contro un mercato nella regione di Abyei, territorio conteso tra Sudan e Sud Sudan. Il bombardamento è avvenuto nella mattinata di lunedì 19 ottobre, quando diversi velivoli senza pilota hanno colpito le bancarelle e un’area destinata alla vendita di carburante, provocando violente esplosioni e incendi. Tra le vittime ci sono persone i cui corpi sono stati recuperati completamente carbonizzati. La notizia è stata rilanciata martedì 20 ottobre dall’agenzia Reuters, che cita le autorità locali. Il governo del Sud Sudan ha convocato l’ambasciatore sudanese per protestare contro l’attacco, mentre restano da accertare le responsabilità del bombardamento.

Attacco con droni al mercato di Amiet: cosa è successo

La strage si è consumata intorno alle 11.30 di lunedì 19 ottobre, nel mercato di Amiet, situato a circa dieci chilometri dalla città di Abyei.

Secondo le prime ricostruzioni, diversi droni hanno sorvolato l’area commerciale e colpito le bancarelle, dove si trovavano venditori e acquirenti.

Uno dei punti raggiunti dai bombardamenti è stata la zona riservata alla vendita di carburante.

L’impatto ha provocato esplosioni e incendi che si sono rapidamente propagati nell’area del mercato, rendendo ancora più difficile la fuga delle persone presenti.

Le fiamme hanno investito parte delle strutture commerciali, mentre il fumo ha ostacolato le operazioni di soccorso.

Alcuni corpi sono stati recuperati completamente carbonizzati, una circostanza che testimonia la violenza degli incendi divampati dopo l’attacco.

Le autorità locali hanno comunicato un primo bilancio di almeno 73 vittime e 19 feriti, numeri che potrebbero aumentare con il proseguire degli accertamenti.

I soccorsi tra fiamme e fumo: feriti in condizioni critiche

Subito dopo il bombardamento sono iniziate le operazioni per recuperare le vittime e prestare assistenza ai sopravvissuti.

I soccorritori hanno dovuto affrontare condizioni particolarmente difficili a causa delle fiamme e del fumo che avvolgevano l’area del mercato.

L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere ha riferito di aver accolto oltre venti feriti nell’ospedale Ameth Bek.

Tra i pazienti arrivati nella struttura sanitaria ci sono persone con gravi ustioni e condizioni cliniche critiche.

Il numero di feriti assistiti dall’organizzazione è superiore a quello indicato nel primo bilancio delle autorità locali. Le due cifre si riferiscono a comunicazioni distinte e non consentono, da sole, di stabilire un totale aggiornato.

La situazione rimane quindi in evoluzione.

Il timore è che il bilancio delle vittime possa aggravarsi, sia per la gravità delle lesioni riportate da alcuni sopravvissuti sia per le difficoltà incontrate nelle operazioni di recupero.

Le accuse contro l’esercito sudanese: «Sono stati loro»

Sul piano politico e militare, il bombardamento ha provocato nuove tensioni tra Sudan e Sud Sudan.

Yohana Akol Ngor, ministro dell’Informazione ad interim della regione di Abyei, ha accusato l’esercito sudanese di essere responsabile dell’attacco.

Si tratta tuttavia di un’accusa che, al momento, non risulta accompagnata da prove pubblicamente presentate.

La stessa agenzia Reuters, nel riportare le dichiarazioni del rappresentante locale, ha precisato che non sono stati forniti elementi a sostegno dell’attribuzione del bombardamento alle forze armate sudanesi.

Non è quindi possibile considerare accertata la responsabilità dell’esercito del Sudan sulla base delle informazioni attualmente disponibili.

Resta inoltre da chiarire quale fosse l’obiettivo dell’operazione e per quale ragione sia stata colpita un’area commerciale frequentata dalla popolazione.

Il Sud Sudan convoca l’ambasciatore: cresce la tensione tra i due Paesi

L’attacco ha provocato una reazione diplomatica da parte del governo del Sud Sudan.

Le autorità di Giuba hanno deciso di convocare l’ambasciatore sudanese per esprimere una protesta ufficiale in relazione al bombardamento del mercato.

La decisione arriva in un contesto già segnato da tensioni territoriali e politiche tra i due Stati.

La regione di Abyei rappresenta infatti uno dei principali punti di frizione nei rapporti tra Sudan e Sud Sudan.

La sua posizione geografica e la presenza di risorse petrolifere hanno contribuito a rendere particolarmente complessa la questione della sovranità.

Il nuovo episodio rischia di aggravare ulteriormente i rapporti tra i due Paesi, mentre le autorità locali chiedono che venga fatta chiarezza su quanto accaduto.

Dove si trova Abyei e perché è un territorio conteso

La regione di Abyei si trova lungo il confine tra Sudan e Sud Sudan.

È un’area strategica, anche per la presenza di risorse petrolifere, la cui sovranità è rimasta irrisolta dopo l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011.

Da allora, la regione continua a rappresentare una questione delicata nei rapporti tra i due Paesi.

La disputa territoriale si intreccia con le esigenze di sicurezza delle comunità locali e con la gestione delle risorse economiche.

In questo contesto, gli episodi di violenza rischiano di avere conseguenze particolarmente gravi sulla popolazione civile, già esposta a una situazione di instabilità.

Il mercato di Amiet, teatro del bombardamento, si trova a circa dieci chilometri dalla città di Abyei ed è un luogo destinato agli scambi commerciali.

La presenza di bancarelle e punti vendita di carburante ha contribuito alla gravità delle conseguenze dell’attacco.

Sudan, il bilancio della strage potrebbe aggravarsi

A distanza di un giorno dal bombardamento, il quadro resta drammatico.

Il bilancio comunicato dalle autorità locali è di almeno 73 morti e 19 feriti, mentre Medici Senza Frontiere ha confermato di aver ricevuto oltre venti persone ferite presso l’ospedale Ameth Bek.

Le condizioni critiche di alcuni pazienti e la difficoltà delle operazioni di soccorso fanno temere che il numero delle vittime possa aumentare.

Intanto, l’accusa rivolta all’esercito sudanese dalle autorità locali resta da verificare.

La convocazione dell’ambasciatore da parte del governo del Sud Sudan segna l’avvio di una protesta diplomatica formale, mentre rimangono aperti gli interrogativi sulla dinamica e sulle responsabilità dell’attacco.

La certezza, per ora, è la gravità della strage avvenuta nel mercato di Amiet, dove un bombardamento con droni ha provocato decine di morti, feriti gravi e incendi che hanno devastato l’area commerciale.

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