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“A Palazzo Chigi manca la carta igienica!”. Giorgia Meloni reagisce così

Pubblicato: 22/10/2026 10:03

Uno scontro che nasce da una notizia apparentemente marginale, ma che finisce per trasformarsi in una polemica politica e istituzionale. Al centro della vicenda ci sono le presunte difficoltà nelle forniture di beni di uso quotidiano all’interno della sede del governo, un tema che ha rapidamente attirato l’attenzione per il contrasto tra il contenuto della ricostruzione giornalistica e la replica della presidente del Consiglio. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di materiali nei servizi igienici, ma anche il rapporto tra informazione, verifica delle fonti e comunicazione delle istituzioni.

A intervenire direttamente è Giorgia Meloni, che respinge con decisione quanto pubblicato da Il Fatto Quotidiano e affida a un comunicato diffuso alle agenzie di stampa la propria versione dei fatti. La premier definisce la ricostruzione del giornale «assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola» e sostiene che le scorte presenti a Palazzo Chigi siano sufficienti. La replica, dai toni particolarmente duri, si concentra anche sulle modalità con cui la notizia sarebbe stata verificata prima della pubblicazione.
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La notizia del Fatto Quotidiano sulle forniture a Palazzo Chigi

La vicenda prende avvio dall’articolo firmato da Giacomo Salvini e Paola Zanca, pubblicato in apertura su Il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio. Il titolo scelto per il quotidiano è «Nel Sud manca tutto. A Chigi la carta igienica».

Secondo la ricostruzione del giornale, nel pomeriggio precedente sarebbero emerse difficoltà nella disponibilità di carta igienica e salviette per asciugare le mani all’interno di Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’articolo collega il problema alle conseguenze della protesta degli autotrasportatori, che avrebbe provocato rallentamenti nelle consegne e coinvolto anche la società incaricata delle forniture per la sede istituzionale. Stando a quanto riferito dal quotidiano, la mancata regolarità degli approvvigionamenti avrebbe alimentato preoccupazioni tra il personale, fino alla circolazione dell’invito informale: «Portatevela da casa».

È questa la ricostruzione contestata dalla presidente del Consiglio, che nega che a Palazzo Chigi vi siano problemi di approvvigionamento e mette in discussione il metodo seguito per verificare le informazioni prima della loro diffusione.

La replica di Giorgia Meloni: «Assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola»

La risposta della premier arriva attraverso un comunicato inoltrato alle agenzie di stampa. Meloni respinge integralmente quanto riportato dal quotidiano e sostiene che la situazione delle forniture sia regolare.

Nel testo si legge che i magazzini della sede del governo «sono regolarmente riforniti e dispongono di scorte ampie e sufficienti per mesi».

La presidente del Consiglio definisce inoltre l’articolo «l’ennesimo esempio di disinformazione strumentale diffusa ad arte». Una contestazione che non si limita al contenuto della notizia, ma investe direttamente il procedimento giornalistico attraverso il quale sarebbe stata raccolta e pubblicata.

Meloni sostiene infatti che, prima di diffondere la ricostruzione, non sarebbero stati effettuati contatti con gli uffici competenti per verificare la situazione. Nel comunicato afferma: «Si segnala, a riprova della totale assenza di verifica, che nessun giornalista de Il Fatto Quotidiano ha ritenuto di dover effettuare una telefonata all’ufficio stampa di Palazzo Chigi per verificare la notizia prima di pubblicarla».

Il caso delle forniture e la contestazione sulle verifiche giornalistiche

Nel suo intervento, la premier cita anche Romeo Gestioni, la società indicata come responsabile delle forniture per le sedi istituzionali. Secondo Meloni, un contatto con l’azienda avrebbe consentito di chiarire immediatamente la situazione.

Nel comunicato si legge infatti: «Nessuna telefonata è stata effettuata neppure alla società Romeo Gestioni, che si occupa delle forniture per le sedi istituzionali, che avrebbe potuto immediatamente smentire».

Da qui l’invito rivolto al quotidiano affinché proceda a una verifica più accurata delle informazioni prima della pubblicazione. La presidente del Consiglio scrive: «Si invita pertanto la testata a fare corretta informazione e a verificare le fonti prima di diffondere notizie false che ledono l’immagine delle istituzioni».

La contestazione pone al centro della polemica il tema della verifica delle fonti, un passaggio fondamentale nel lavoro giornalistico, soprattutto quando una notizia riguarda il funzionamento di un’istituzione pubblica. Resta tuttavia necessario distinguere le affermazioni contenute nell’articolo da quelle della replica ufficiale: le due ricostruzioni sono contrapposte e la smentita della premier rappresenta la posizione di Palazzo Chigi.

L’invito ai giornalisti: «Potranno verificare personalmente le scorte»

La risposta di Meloni si conclude con un invito diretto agli autori dell’articolo. La premier propone ai giornalisti di recarsi nella sede del governo per controllare personalmente la situazione dei magazzini e verificare la disponibilità dei materiali contestati.

«Invitiamo quindi gli autori di questo capolavoro di disinformazione a venire questa mattina a Palazzo Chigi: potranno verificare personalmente le scorte nei magazzini e magari scoprire quanto sia ridicolo l’allarme che hanno lanciato», conclude la presidente del Consiglio.

La polemica tra Palazzo Chigi e Il Fatto Quotidiano si concentra così su due questioni distinte: da una parte la ricostruzione delle presunte difficoltà nelle forniture, dall’altra la correttezza delle procedure di verifica prima della pubblicazione. Il giornale riferisce di una carenza di materiali legata ai ritardi nelle consegne, mentre la premier assicura che le scorte sono ampie e sufficienti.

Al centro del confronto rimane quindi una versione dei fatti contestata dalle istituzioni interessate. La vicenda, nata da una notizia relativa a beni di uso quotidiano, si trasforma in un caso di scontro tra governo e stampa, con accuse di disinformazione e richiami alla necessità di verificare le fonti prima di pubblicare.

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Ultimo Aggiornamento: 22/10/2026 10:04

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