
Quando un’esistenza giovanissima si spezza improvvisamente tra le mura domestiche lasciando dietro di sé una scia di quesiti irrisolti, la ricerca della verità può spingere a travalicare le spiegazioni più immediate e rassicuranti per spalancare scenari d’ombra insospettati. Tra il dolore straziante dei familiari, le prime conclusioni affrettate delle autorità e la determinazione nel ricostruire le ultime ore di vita, la magistratura ha deciso di riaprire le carte di una vicenda che solleva pesanti interrogativi. Un nuovo percorso investigativo chiamato a fare luce su presunte dinamiche oscure nate e alimentate negli angoli più insidiosi della rete.
La Procura di Lecce ha ufficialmente aperto un fascicolo d’indagine sulla tragica scomparsa di Daniele Bonatesta, uno studente universitario di soli 20 anni residente a Collepasso, rinvenuto privo di vita e impiccato a un albero nel giardino della propria abitazione la mattina del 20 settembre scorso. L’inchiesta sul decesso – inizialmente liquidato come un gesto volontario, tanto che il magistrato di turno non aveva reputato necessario disporre l’esame autoptico né delegare ulteriori rilievi – muove ora i suoi primi passi formali, per il momento senza specifiche ipotesi di reato né iscrizioni nel registro degli indagati.
A determinare la svolta della magistratura salentina è stato il circostanziato esposto depositato dai genitori del ragazzo,decisi a non rassegnarsi alla tesi del suicidio e determinati a scoprire cosa sia realmente accaduto in quella drammatica mattinata di fine estate.
Il sospetto della sfida social e gli accertamenti informatici
Secondo la drammatica ipotesi prospettata dalla famiglia del ventenne, dietro la morte di Daniele Bonatesta potrebbe essersi celata una folle sfida social legata alle macabre prove di resistenza al soffocamento che circolano sulle piattaforme web. Per questa ragione, all’interno del documento consegnato agli inquirenti, i familiari hanno chiesto espressamente alla magistratura di disporre approfonditi ed accurati accertamenti informatici sui dispositivi tecnologici in uso al giovane, in particolare sul suo computer e sul suo cellulare.
Gli esami sui supporti digitali puntano a scandagliare la cronologia delle ricerche, le chat private, le interazioni virtuali e i contenuti multimediali fruiti dallo studente universitario nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia, per verificare se il ragazzo sia stato indotto o istigato a partecipare a un gioco estremo finito nel peggiore dei modi.


