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Blocchi dei tir, c’è il decreto: 105 milioni di aiuti. Meloni: «No alle intimidazioni». Il Garante chiede la precettazione

Pubblicato: 23/10/2026 07:17

Il caro gasolio accende la protesta di camionisti e agricoltori in Campania. Da Napoli alle altre aree del Mezzogiorno, il fermo dei tir mette sotto pressione i rifornimenti di carburante, alimenti e farmaci. Il Consiglio dei ministri approva un pacchetto di sostegni, ma la risposta economica non basta a placare il malcontento. Intanto, la Commissione di garanzia sugli scioperi sollecita la precettazione e la cessazione immediata dei blocchi stradali, denunciando i rischi per i cittadini e per i servizi essenziali.

La miccia è il prezzo del gasolio, arrivato fino a 2,30 euro al litro in autostrada. Un costo che pesa come un macigno sui bilanci delle imprese di trasporto, già alle prese con margini ridotti e spese operative crescenti. In Campania la protesta coinvolge camionisti e agricoltori, mentre a Napoli il corteo dei tir racconta una categoria che si sente ancora lontana dalle risposte attese. Il rincaro dei carburanti, inoltre, si inserisce in un quadro economico delicato: nel capoluogo campano l’inflazione corre più della media nazionale, aggravando le difficoltà di famiglie e attività produttive.

Il governo prova a intervenire con un pacchetto di misure economiche destinato ad autotrasporto, agricoltura e pesca. Per le imprese di trasporto sono previsti 45,2 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta sul gasolio acquistato da marzo ad agosto 2026. A questi si aggiungono altri 60 milioni per i consumi effettuati dal primo settembre al 5 ottobre, oltre ai 21,2 milioni già contemplati dal decreto relativo al bollo. Un insieme di risorse che punta ad alleggerire, almeno in parte, l’impatto del caro carburanti sulle aziende del settore.

Tra gli interventi figura anche la sospensione delle rate dei leasing per i cosiddetti padroncini, i piccoli imprenditori che spesso conducono personalmente i mezzi e sostengono direttamente il peso delle spese. Per il comparto della pesca, invece, il decreto prevede un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese sostenute tra il primo giugno e il 15 ottobre, entro un limite massimo complessivo di 10 milioni di euro per il 2026. Misure pensate per offrire ossigeno a comparti strategici, ma che non hanno ancora convinto tutti i manifestanti: il corteo napoletano segnala una distanza evidente tra gli interventi annunciati e le aspettative della piazza.

Sul fronte istituzionale, la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali lancia un allarme e chiede alle autorità competenti di intervenire con urgenza. Nella delibera, visionata dall’AGI, l’organismo segnala al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e, tramite lui, alle autorità territoriali il rischio di una lesione dei diritti costituzionalmente tutelati. La richiesta è netta: adottare le misure necessarie a prevenire ulteriori conseguenze e ordinare l’immediata cessazione dei blocchi stradali riconducibili alle azioni collettive in corso nelle regioni meridionali.

La motivazione va oltre i disagi alla circolazione. Secondo la Commissione, i blocchi organizzati da comitati autonomi e spontanei di autotrasportatori hanno compromesso gli approvvigionamenti di beni di prima necessità, farmaci e carburanti. Il protrarsi del fermo avrebbe progressivamente svuotato la rete di distribuzione alimentare primaria, facendo crescere il rischio di carenze per le comunità locali. Anche il rifornimento della rete pubblica di carburante risulta compromesso, con possibili ripercussioni sui trasporti e sugli altri servizi essenziali. Una crisi che, sottolinea l’organismo, rischia di propagarsi lungo l’intera catena economica.

Le conseguenze investono anche la mobilità quotidiana, l’accesso ai luoghi di lavoro e la gestione dei rifiuti. Nella delibera si segnala infatti che alcune interruzioni avrebbero coinvolto i servizi di trasporto dei rifiuti, provocando la saturazione dei siti di stoccaggio e mettendo sotto pressione le attività di raccolta e smistamento. Particolarmente delicato il capitolo della sanità: la carenza di carburante potrebbe incidere persino sulla regolarità dei servizi di emergenza-urgenza, perché ambulanze e mezzi di soccorso devono poter contare su rifornimenti costanti. È questo il punto che trasforma una vertenza economica in una questione di interesse pubblico.

La Commissione richiama anche le possibili conseguenze per chi non rispetterà gli eventuali provvedimenti adottati dalle autorità. La delibera indica sanzioni amministrative pecuniarie comprese tra 500 e 1.000 euro per ogni giorno di inottemperanza alle misure impartite con l’ordinanza. L’organismo parla di una situazione di emergenza che interessa ormai diverse aree del Mezzogiorno e considera indispensabile una ripresa immediata degli approvvigionamenti. La richiesta di precettazione si inserisce dunque in un quadro di forte tensione, nel quale il diritto alla protesta si confronta con la tutela dei cittadini e la continuità dei servizi essenziali.

Dal canto suo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadisce la necessità di affrontare la vertenza senza cedere alle intimidazioni, mentre il governo affida al decreto il compito di contenere l’impatto dei rincari. La partita, però, resta aperta: da una parte ci sono le imprese che chiedono interventi capaci di incidere concretamente sui costi del lavoro e del carburante; dall’altra, istituzioni e cittadini che chiedono il ripristino della circolazione e delle forniture. I 105 milioni annunciati rappresentano una risposta economica, ma la protesta in Campania dimostra che il confronto non è ancora arrivato a una soluzione condivisa. La sfida, adesso, è trovare un equilibrio tra sostegno alle categorie produttive, diritto di manifestare e tutela dei servizi pubblici, prima che il blocco dei trasporti lasci conseguenze ancora più pesanti sul territorio.

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