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“Crimini contro l’umanità”. Accuse gravissime, cosa sta succedendo

Pubblicato: 26/10/2026 18:59

Nuove accuse pesantissime contro Mosca nel conflitto con l’Ucraina. La guerra torna al centro dell’attenzione internazionale per le conclusioni della commissione indipendente d’inchiesta istituita dalle Nazioni Unite, che punta il dito contro le autorità russe per le conseguenze degli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine e per il presunto ricorso alla tratta di esseri umani nel reclutamento di combattenti stranieri. Un quadro che solleva interrogativi sulla tutela della popolazione civile e sulle modalità con cui la Russia starebbe rafforzando le proprie forze militari.

A preoccupare è soprattutto l’intensificazione delle offensive contro gli impianti da cui dipendono elettricità, riscaldamento e approvvigionamento idrico, proprio mentre si avvicina una nuova stagione fredda. Nel rapporto presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, gli esperti descrivono un aumento progressivo della frequenza e dell’estensione geografica degli attacchi, con conseguenze pesanti per milioni di persone. La commissione parla di crimini contro l’umanità, formulando accuse che riguardano anche il presunto sfruttamento di cittadini stranieri attraverso inganno e coercizione.

La commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina, istituita nel 2022 dopo l’invasione russa, ha evidenziato come le offensive contro il settore energetico siano diventate nel tempo più frequenti e intense. «Nel corso del tempo, la frequenza, l’intensità e l’estensione geografica delle ondate di attacchi» sono aumentate, si legge nel rapporto, con danni considerevoli alle infrastrutture energetiche del Paese. Secondo gli esperti, la portata delle operazioni e le conseguenze sulla popolazione civile rappresentano elementi centrali nella valutazione giuridica delle condotte contestate a Mosca.

Il precedente inverno ha mostrato con particolare durezza gli effetti di questa situazione. Quando le temperature sono scese fino a -21 gradi, milioni di ucraini hanno dovuto affrontare prolungate interruzioni di riscaldamento, elettricità, acqua e gas. Condizioni che hanno aggravato le difficoltà quotidiane, mettendo a rischio soprattutto le persone più vulnerabili. Con l’avvicinarsi di un nuovo inverno, la ripresa degli attacchi alimenta ulteriori timori. «Gli attacchi si sono nuovamente intensificati, il che suscita gravi preoccupazioni per le minacce alla vita e alla salute dei civili», ha dichiarato il presidente della commissione, Erik Mose.

L’altro fronte dell’inchiesta riguarda il reclutamento di cittadini stranieri destinati a combattere per la Russia. Gli esperti affermano di aver raccolto prove convincenti di tratta di esseri umani che coinvolgerebbe persone provenienti da 29 Paesi, tra cui Bangladesh, El Salvador e Sudafrica. Secondo il rapporto, le persone sarebbero state attirate attraverso l’inganno o sottoposte a coercizione, con il coinvolgimento di intermediari e agenzie operanti in diverse aree del mondo. Un sistema che, secondo la commissione, avrebbe contribuito a rafforzare le forze russe impegnate nel conflitto.

Le testimonianze raccolte descrivono inoltre le condizioni in cui alcuni cittadini stranieri sarebbero stati impiegati dopo l’arrivo in Russia. In determinati casi, riferiscono gli investigatori, i documenti personali sarebbero stati confiscati prima del trasferimento in Ucraina. I combattenti sarebbero stati quindi assegnati prevalentemente a missioni particolarmente pericolose. «Molti sono stati uccisi o risultano dispersi», sottolinea la commissione, richiamando l’attenzione sulle conseguenze umane di un sistema di reclutamento che, secondo le conclusioni dell’indagine, si sarebbe basato anche su pratiche coercitive.

Non è la prima volta che la commissione attribuisce alla Russia condotte che potrebbero configurare crimini contro l’umanità. In precedenti rapporti, gli esperti avevano già esaminato gli attacchi con droni contro la popolazione civile e il trasferimento forzato di persone. È tuttavia importante precisare che la commissione è un organismo investigativo indipendente istituito dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite: non parla formalmente a nome dell’intera organizzazione e le sue conclusioni non equivalgono a una sentenza di un tribunale. Mosca, inoltre, non riconosce la commissione, contestandone quindi il ruolo.

Sul terreno, intanto, proseguono gli attacchi reciproci. Nelle ultime ore, secondo le informazioni riportate, un drone avrebbe colpito un centro direzionale nella città russa di Voronezh, dove si sarebbero verificate esplosioni e incendi. Il bilancio indicato è di due morti e 17 feriti. Sul fronte opposto, le forze russe avrebbero colpito nel Mar Nero una nave mercantile diretta verso il porto di Odessa. Mosca sostiene che l’imbarcazione trasportasse forniture militari destinate all’esercito ucraino: un’accusa che va distinta dagli elementi indipendentemente verificati sull’attacco.

Parallelamente, proseguono i tentativi diplomatici per riaprire uno spazio di negoziato. Secondo fonti ucraine citate dal quotidiano Ukrainska Pravda, Kiev starebbe cercando di anticipare di almeno una settimana i colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia previsti ad Abu Dhabi. L’Ucraina vorrebbe inoltre coinvolgere un rappresentante dell’Unione europea nel confronto. Gli incontri erano stati ipotizzati dopo le elezioni di metà mandato del Congresso statunitense, indicativamente a partire dal 10 novembre. Mentre sul campo continuano le operazioni militari, le accuse della commissione internazionale e le difficoltà della popolazione civile confermano la gravità della crisi, con il nodo della sicurezza energetica e quello delle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale destinati a restare centrali nel dibattito diplomatico.

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