
Non sarebbe stata una vittima collaterale, ma uno dei bersagli dell’avvelenamento. È questa la nuova pista al vaglio degli inquirenti che indagano sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, il caso ancora senza colpevoli che continua a interrogare gli investigatori. Secondo quanto emerso dalla trasmissione Dentro la Notizia, in onda su Canale 5, gli investigatori starebbero approfondendo l’ipotesi che l’obiettivo dell’autore del presunto avvelenamento con la ricina fosse proprio la giovane, insieme alla madre. Un’ipotesi investigativa che potrebbe cambiare la ricostruzione del movente e il significato di quanto accaduto.
La nuova pista si concentra su un possibile segreto scoperto da Sara, che potrebbe aver innescato la vicenda. «Era l’obiettivo insieme alla mamma, ne sono convinti», riferisce il programma televisivo, riportando gli elementi emersi nel corso delle indagini. Il movente, secondo questa ricostruzione, sarebbe legato a «un segreto che Sara aveva scoperto. Un segreto importante». Si tratta, al momento, di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata attraverso ulteriori accertamenti: non sono stati resi noti dettagli sul contenuto del presunto segreto né elementi che consentano di identificare eventuali responsabili.

A indirizzare l’attenzione degli investigatori verso questa possibilità sarebbero anche alcuni elementi raccolti durante gli interrogatori. Secondo quanto riportato da Dentro la Notizia, Sara e la madre avrebbero manifestato antipatie nei confronti delle stesse persone. Un particolare che avrebbe portato gli inquirenti ad approfondire le relazioni personali della famiglia e a esaminare con maggiore attenzione la cerchia di conoscenze delle due donne. La procura continua a lavorare per ricostruire i rapporti tra le persone coinvolte e verificare se possano emergere collegamenti utili a chiarire il caso.
Nonostante i nuovi sviluppi, l’inchiesta resta formalmente contro ignoti. Al momento, dunque, non ci sono persone ufficialmente indicate come responsabili delle morti. Gli investigatori proseguono nell’esame degli elementi raccolti, cercando di ricostruire la dinamica dell’accaduto e di stabilire se l’eventuale avvelenamento sia stato pianificato e quale fosse il bersaglio. La pista relativa a Sara rappresenta uno sviluppo da verificare, non una conclusione definitiva sul movente.
Un passaggio decisivo potrebbe arrivare dalla Germania, dove il Robert Koch Institute di Berlino sta analizzando reperti e alimenti prelevati nell’abitazione di Pietracatella. Gli esami sono considerati importanti per chiarire la presenza della sostanza tossica e ricostruire le possibili modalità dell’esposizione. Gli esperti hanno chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni per completare il lavoro e consegnare i risultati della consulenza tecnica.
Per conoscere gli esiti degli accertamenti sarà quindi necessario attendere ancora: secondo quanto riportato, i risultati non sono attesi prima di dicembre. Le proroghe della consulenza possono essere concesse per periodi successivi di trenta giorni, fino al limite di sei mesi dall’avvio delle operazioni. Un’attesa che mantiene aperti diversi interrogativi e che rende gli esiti delle analisi un tassello fondamentale per l’inchiesta.
Nel frattempo, gli investigatori continuano a concentrarsi sulle frequentazioni delle due vittime, sui rapporti personali e sugli eventuali contrasti che potrebbero aver preceduto la tragedia. La possibilità che Sara fosse un bersaglio diretto, anziché una vittima coinvolta indirettamente, apre una nuova prospettiva sul caso, ma il movente e l’identità di chi potrebbe aver provocato le morti restano da accertare. Saranno gli esami scientifici e gli ulteriori riscontri investigativi a stabilire se la pista del segreto scoperto dalla giovane troverà conferma.


