
Quando i fari dell’investigazione si riaccendono su una vicenda sepolta da decenni sotto la polvere degli archivi giudiziari,la verità scientifica irrompe con la forza devastante di un terremoto, spazzando via anni di omissioni, errate valutazioni ed euristiche sbrigative. Tra le righe di perizie mediche di nuova generazione, riscontri tossicologici rimasti a lungo inascoltati e un’intricata ragnatela di segreti familiari rimasti a marcire nel tempo, la cronaca si ritrova a riscrivere da capo un tragico capitolo del passato. Un drammatico delitto a lungo mascherato che oggi pretende giustizia con una chiarezza disarmante.
Il giallo sulla fine di Francesco Ancona, rinvenuto privo di vita sul ciglio di una strada a Mortara, in provincia di Pavia,l’11 febbraio 1987, cambia radicalmente segno. La nuova consulenza autoptica depositata presso la Procura di Paviasmentisce in modo categorico la pista del gesto volontario formulata dagli inquirenti dell’epoca: si trattò di omicidio seguito da un’agonia di circa un’ora. La vittima fu infatti ripetutamente colpita alla testa con un pesante oggetto contundente, tentando disperatamente di reagire all’aggressione come dimostra l’evidente lesione riscontrata sulla mano sinistra. La perizia tecnica ha inoltre escluso che l’uomo soffrisse di sindrome depressiva, smantellando del tutto l’ipotesi iniziale del suicidio.
Il movente passionale e il giallo del tentato avvelenamento
Dietro il delitto si nasconderebbe un’intricata vicenda sentimentale. Secondo gli accertamenti condotti sul campo dalla Squadra Mobile di Pavia e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Roma, il movente dell’assassinio sarebbe direttamente legato alla scoperta da parte della vittima di una relazione extraconiugale intrattenuta dalla moglie. Gli approfondimenti analitici hanno inoltre portato alla luce un anomalo e repentino stato di debolezza fisica accusato da Ancona proprio nei suoi ultimi giorni di vita, un quadro clinico ritenuto pienamente compatibile con un tentato avvelenamento.
A completare il cupo quadro dell’aggressione vi sono poi i rilievi sulle tracce chimiche: sul corpo e sugli abiti dell’uomo sono stati rinvenuti netti residui di benzina, riconducibili a un goffo e fallito tentativo da parte degli assassini di dare alle fiamme il cadavere prima di abbandonarlo.
L’inchiesta, clamorosamente riaperta nel settembre 2024 a seguito del trasferimento di un fascicolo di atti dalla Procura di Trapani, vede attualmente iscritte nel registro degli indagati due persone. Tra i profili sotto lente d’ingrandimento figura la stessa moglie di Ancona, già sottoposta a procedimento penale presso il tribunale siciliano con la pesantissima accusa di tentato omicidio ai danni del proprio figlio.


