
Un’inchiesta delicata e ancora tutta da chiarire è al centro dell’attenzione a Livorno. Una donna ha presentato una denuncia ai carabinieri accusando Shaha Polas, imprenditore bengalese con cittadinanza italiana ed ex consigliere comunale aggiunto, di gravi reati. Secondo il racconto della denunciante, l’uomo l’avrebbe abusata sessualmente, l’avrebbe minacciata mostrando una pistola e avrebbe poi diffuso senza consenso video a contenuto sessuale che la ritrarrebbero. Accuse pesantissime, che Polas respinge con decisione: «Non ho abusato di lei, non ho una pistola e non ho diffuso alcun video online».
La denuncia e l’avvio delle indagini
L’indagine nasce dalla denuncia sporta da una donna di cui viene mantenuto il massimo riserbo. I due si conoscevano da tempo e, secondo quanto riferito, si sarebbero incontrati più volte nel corso degli anni per motivi lavorativi. Circa un mese fa, la donna si è rivolta ai carabinieri per formalizzare le accuse, raccontando di presunti episodi di violenza sessuale e di minacce aggravate. Nel suo racconto compare anche l’ipotesi della diffusione online di video hard, che sarebbero circolati in chat di messaggistica senza il suo consenso. In un primo momento, la denunciante avrebbe esitato a farsi avanti, ma poi avrebbe deciso di denunciare quanto, a suo dire, accaduto nel tempo.
Le indagini sono state affidate ai carabinieri di Livorno e coordinate dalla Procura. Gli investigatori hanno iniziato a raccogliere testimonianze e riscontri, valutando con attenzione ogni elemento fornito. La posizione di Polas è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti e verificare la fondatezza delle accuse.

Le perquisizioni e la versione dell’indagato
Nell’ambito dell’inchiesta, le forze dell’ordine hanno proceduto a una perquisizione nell’abitazione dell’ex consigliere aggiunto. Sono stati sequestrati telefoni, computer e altri dispositivi elettronici, materiale ritenuto utile per accertare l’eventuale esistenza e diffusione dei video contestati. Polas ha confermato di essere stato convocato in caserma per fornire la propria versione dei fatti e ha raccontato di aver consegnato tutto ciò che gli è stato richiesto.
La sua posizione resta ferma: «Hanno preso tutto», ha spiegato, ribadendo di negare ogni addebito. «Non ho una pistola. L’unica arma di cui dispongo – conclude Polas – è una pistola giocattolo». L’imprenditore, titolare di un minimarket e con un passato di rappresentanza istituzionale per la comunità straniera, si dice convinto che le accuse siano «prive di fondamento» e parla apertamente di una possibile «ritorsione nei miei confronti».
Ora la parola passa agli accertamenti tecnici e alle valutazioni della magistratura, chiamata a stabilire se vi siano elementi sufficienti per andare avanti o se le accuse dovranno essere archiviate.


