
Le microplastiche sono ormai una presenza costante nell’ambiente e nella vita quotidiana, tanto da entrare in modo silenzioso nella catena alimentare e arrivare fino al nostro organismo. Si tratta di frammenti minuscoli, spesso invisibili a occhio nudo, che possono derivare da imballaggi, bottiglie, stoviglie e persino dall’aria che respiriamo. La loro diffusione solleva interrogativi importanti sulla salute umana e sull’equilibrio degli ecosistemi, spingendo esperti e cittadini a interrogarsi su prevenzione, scelte alimentari e stili di vita più consapevoli. A fare chiarezza sul tema è Jessica Falcone, biologa nutrizionista dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e Punti Raf, che spiega rischi, fonti di esposizione e possibili strategie di riduzione.
Le microplastiche sono piccoli frammenti di plastica presenti ovunque. L’esposizione avviene soprattutto attraverso alimentazione, inalazione e contatto cutaneo. La loro ubiquità rende evidente come ridurre l’uso della plastica non sia solo una questione ambientale, ma anche di tutela della salute. Dal punto di vista nutrizionale, l’impatto varia in base alle dimensioni: alcune particelle possono superare la barriera gastrointestinale e causare effetti negativi, mentre altre vengono eliminate naturalmente.
Alimentazione e fonti di esposizione
Secondo Falcone, i principali rischi derivano da tutto ciò che è confezionato industrialmente, in particolare dagli imballaggi in plastica. Questi possono favorire l’ingestione di microplastiche e di sostanze chimiche come bisfenolo A o idrocarburi policiclici aromatici. Per questo è preferibile orientarsi verso frutta e verdura fresche, che oltre a essere meno contaminate contengono antiossidanti, carotenoidi e polifenoli, utili a contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione associati all’esposizione alle microplastiche. Alcune di queste particelle possono agire come interferenti endocrini, alterando il sistema ormonale, mentre gli antiossidanti aiutano a ridurre i potenziali danni cellulari.

Anche la cottura gioca un ruolo importante. L’uso di padelle antiaderenti di scarsa qualità può aumentare il rilascio di sostanze chimiche nel cibo, incrementando il rischio di contaminazione. Lo stesso vale per stoviglie, tupperware e contenitori monouso in plastica. Preferire acciaio o vetro rappresenta una scelta più sicura sia per la salute sia per l’ambiente.
Sul fronte scientifico, i dati sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana sono ancora limitati. L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, stabilisce livelli di sicurezza basandosi sulle evidenze disponibili, ma sono necessari ulteriori studi per chiarire i rischi a lungo termine. Alcune correlazioni sono state osservate con alterazioni del sistema immunitario, del microbiota intestinale e del metabolismo ormonale, soprattutto in caso di esposizioni prolungate.
Per ridurre l’esposizione quotidiana, Falcone consiglia di limitare l’acqua in bottiglia, ridurre l’uso di contenitori monouso, scegliere utensili sicuri e preferire alimenti freschi e poco confezionati. Particolare attenzione va anche a molluschi e crostacei, che concentrano microplastiche presenti nel mare, spesso definito “brodo di plastica”. Infine, scegliere alimenti biologici non garantisce automaticamente una minore presenza di microplastiche: ciò che fa davvero la differenza è il packaging e il modo in cui il cibo viene conservato e cucinato.


