
Berlino blindata, una capitale attraversata da incontri serrati e da un’ombra digitale che per qualche ora paralizza il Bundestag. Nel mezzo di una giornata tesa, segnata anche da un cyber attacco, prende però forma una sensazione nuova: la guerra in Ucraina potrebbe davvero avvicinarsi a una svolta. Nonostante le interferenze e i timori per la sicurezza, il confronto tra Stati Uniti, Unione europea e Ucraina segna un punto politico che nessuno, a fine giornata, vuole minimizzare.
In serata è Donald Trump a certificare il cambio di passo. Dopo una serie di telefonate con i suoi emissari a Berlino, con i leader europei riuniti dal cancelliere Friedrich Merz e soprattutto con Vladimir Putin, il presidente Usa parla di un’intesa «più vicina che mai». Un accordo che, secondo Washington, risolve «quasi tutti i problemi» e che rifletterebbe una volontà condivisa di arrivare alla fine della guerra, pur lasciando irrisolta la questione più delicata: quella dei territori.
Garanzie di sicurezza e ruolo degli Usa
Il punto di caduta dei colloqui è rappresentato dalle garanzie di sicurezza richieste da Volodymyr Zelensky come condizione preliminare per qualsiasi trattativa sul futuro delle aree occupate. Dopo settimane di triangolazioni, gli Stati Uniti avrebbero messo sul tavolo impegni definiti dagli europei «rimarcabili», sia sul piano legale sia su quello materiale. Merz, al termine della due giorni berlinese, parla apertamente di una «chance reale» per avviare un processo di pace.
Il comunicato congiunto dei dieci capi di Stato e di governo, insieme ai vertici Ue, delinea una cornice precisa. Kiev potrà mantenere anche in tempo di pace un esercito fino a 800mila soldati, mentre l’Europa lavorerà alla creazione di una forza militare multinazionale destinata a operare anche sul territorio ucraino. Agli Stati Uniti spetterà invece il compito di gestire un meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco, con un coinvolgimento diretto e continuativo.
Il “simil-articolo 5” e la pressione su Kiev
Il passaggio più sensibile riguarda però l’impegno politico-militare. Washington ed europei promettono un meccanismo legalmente vincolante, soggetto ai passaggi parlamentari nazionali, che prevede anche l’eventuale intervento armato in caso di una nuova aggressione russa. Un dispositivo che richiama, pur senza nominarlo, un simil-articolo 5 Nato, centrale per le richieste ucraine e per la credibilità della deterrenza occidentale.
Dietro le quinte, fonti americane parlano di un accordo ormai definito «al 90%». Ma il messaggio a Zelensky è chiaro: l’offerta di Washington non resterà sul tavolo indefinitamente. La pace è più vicina, dicono dalla Casa Bianca, ma il tempo per decidere si sta rapidamente restringendo.


