
Il Cremlino ha annunciato che il prossimo 19 dicembre il presidente Vladimir Putin terrà una sessione di domande e risposte con la stampa, dando l’opportunità anche ai “giornalisti dei Paesi non amichevoli” di rivolgere domande direttamente al leader russo. L’evento potrebbe rappresentare un momento chiave nelle relazioni internazionali mentre si intensificano i colloqui per la pace in Ucraina.
Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha partecipato ieri al vertice di Berlino con leader europei e rappresentanti statunitensi, sottolineando che i colloqui sono stati “molto produttivi” e che i piani di pace saranno presentati nei prossimi giorni a Mosca. Tuttavia, Zelensky ha frenato sul nodo del Donbass, ribadendo che Kiev non riconoscerà il territorio come russo. Nuovi incontri potrebbero svolgersi già nel fine settimana, mentre oggi Zelensky si è recato a L’Aja per un discorso in Aula e per partecipare alla conferenza che ha istituito la commissione internazionale per i risarcimenti dei danni di guerra.

Posizioni di Mosca e prospettive di accordo
Dal lato russo, Mosca conferma che non accetterà la presenza di truppe della Nato sul territorio ucraino, ribadendo con chiarezza: “No a truppe Nato in Ucraina”, e non farà concessioni su Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea, pur mostrando ottimismo sulla possibilità di un accordo diplomatico. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha escluso una tregua natalizia, sottolineando che l’obiettivo di Mosca resta un’intesa di pace duratura e non una sospensione temporanea delle ostilità. Secondo il viceministro russo Sergej Ryabkov, le parti sarebbero “sul punto” di raggiungere una soluzione diplomatica, mentre fonti statunitensi sostengono che il 90% delle questioni chiave tra Russia e Ucraina sarebbe già stato risolto. Tuttavia, il nodo territoriale rimane delicato, con Kiev intenzionata a congelare le linee di contatto senza riconoscere le annessioni russe.
Commissione sui danni di guerra e risarcimenti
A L’Aja è stata ufficialmente istituita la commissione internazionale per il risarcimento dei danni di guerra all’Ucraina, adottata dal Consiglio d’Europa. L’organismo, definito storico dal segretario generale Alain Berset, avrà il compito di quantificare i danni e gestire le richieste di risarcimento, con oltre 86.000 segnalazioni già registrate. L’Unione europea stanzierà un milione di euro a sostegno della commissione, mentre i fondi potrebbero includere gli asset russi congelati.
Il presidente Zelensky ha sottolineato che l’uso di questi asset rappresenta non solo un supporto alla difesa da eventuali aggressioni, ma anche un gesto di giustizia, con la Russia chiamata a rispondere delle proprie azioni. Sul fronte militare, il Regno Unito ha annunciato un pacchetto di aiuti da 700 milioni di euro per rafforzare la difesa aerea di Kiev contro i droni russi, mentre la Spagna conferma il sostegno a Kiev senza ipotizzare l’invio diretto di truppe fino al raggiungimento di un cessate il fuoco.
In Germania, Merz ha elogiato la collaborazione con Stati Uniti e Ue, sottolineando la disponibilità di garanzie simili all’Articolo 5. Nei Paesi Bassi, il premier Dick Schoof ha confermato che il sostegno americano è sufficiente a consentire a Kiev di gestire eventuali concessioni territoriali, mentre oggi Zelensky ha partecipato alla conferenza per la commissione sui risarcimenti.
A Londra, il governo di Keir Starmer ha aperto un’indagine su presunte interferenze straniere, con particolare attenzione a Russia e Cina, mentre l’Ungheria ha firmato un contratto con Chevron per diversificare le forniture di gas, pur mantenendo dipendenza da Mosca. L’Italia, attraverso il ministro Tajani, ha accolto le proposte italiane sulle garanzie di sicurezza, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha commentato positivamente la capacità del paese di resistere alla propaganda russa.
Infine, le Nazioni Unite denunciano le gravi violazioni dei diritti umani nei territori occupati dalla Russia, con restrizioni alle libertà fondamentali e un aumento delle esecuzioni extragiudiziali di prigionieri di guerra. L’OSCE segnala che circa 6.300 soldati ucraini restano detenuti, mentre più di 38.000 abitazioni risultano inaccessibili ai proprietari ucraini.


