
A Berlino è tornata al centro del dibattito la proposta di creare una forza multinazionale da inviare in Ucraina dopo un ipotetico accordo di pace. L’iniziativa, avanzata inizialmente da Francia e Regno Unito, era sembrata accantonata a causa delle profonde divisioni all’interno dell’Unione europea. Tra i Paesi più scettici, spiccano Italia e Polonia, che hanno manifestato riserve sul ruolo e sulle dimensioni del contingente.
L’idea originale prevedeva la costituzione di una forza di almeno 30 mila soldati, destinata a proteggere infrastrutture strategiche come reti elettriche e idriche, raffinerie, porti, aeroporti e stazioni ferroviarie. Il comando sarebbe stato affidato ai generali francesi e britannici, con la supervisione di Kiev per definire gli obiettivi più sensibili da proteggere. La proposta mira a garantire un equilibrio tra autonomia operativa della forza e rispetto delle priorità ucraine, creando un modello di cooperazione internazionale per la sicurezza post-bellica.
Possibili partecipanti e ruolo degli alleati
Al momento non esiste una lista ufficiale dei Paesi che aderiranno alla forza multinazionale. Tra le ipotesi più concrete ci sono Finlandia, Danimarca e Norvegia, mentre la Germania valuta con prudenza l’adesione. Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha definito l’iniziativa «positiva», pur sottolineando la necessità di un’approvazione politica attenta. Anche i socialdemocratici della Spd, partner del governo guidato da Friedrich Merz, non escludono un coinvolgimento.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez preferisce attendere la formalizzazione di un accordo di pace prima di assumere decisioni definitive. Nei mesi scorsi, l’Ucraina aveva fatto filtrare la disponibilità di nazioni distanti come Canada, Australia e Nuova Zelanda, che potrebbero offrire sostegno in ruoli non strettamente militari. Volodymyr Zelensky punta a coinvolgere il maggior numero possibile di Paesi, distribuendo compiti diversificati che spaziano dall’intelligence alla logistica, fino ai contributi militari diretti.
L’iniziativa rappresenta un passo strategico per rafforzare la sicurezza post-bellica in Ucraina e garantire la protezione delle infrastrutture chiave, segnando una nuova fase di collaborazione internazionale nell’Europa orientale.


