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Nuova mazzata sulle pensioni: l’età sale, penalizzato chi esce prima

Pubblicato: 17/12/2025 09:19

Si allungano i tempi per la pensione anticipata e diventa sempre più difficile utilizzare il riscatto della laurea per uscire prima dal lavoro. Il maxiemendamento alla Manovra presentato dal governo in Commissione Bilancio al Senato introduce una stretta sulla previdenza, destinata a produrre un risparmio stimato in circa 2 miliardi di euro a regime entro il 2035, secondo la relazione tecnica.

La misura arriva come un fulmine a ciel sereno e incide soprattutto sulle possibilità di accesso alla pensione anticipata, riducendo progressivamente le opzioni per lasciare il lavoro prima della pensione di vecchiaia. L’unica novità in parte attesa riguarda il Tfr ai fondi pensione, ma solo per i neoassunti.

Attualmente la pensione anticipata è accessibile con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza un requisito anagrafico minimo. È però prevista una finestra di tre mesi tra il raggiungimento dei requisiti e l’erogazione dell’assegno.

Il maxiemendamento interviene proprio su questo meccanismo. La finestra resterà di tre mesi per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2031, ma salirà a quattro mesi nel biennio 2032-2033, a cinque mesi nel 2034 e a sei mesi dal 2035, allontanando ulteriormente l’uscita dal lavoro.

Non solo. Dal 2027 aumenteranno anche i contributi necessari: servirà un mese in più, che diventeranno tre mesi aggiuntivi dal 2028. Dal 2029, inoltre, torneranno gli adeguamenti automatici alla speranza di vita con cadenza biennale, rendendo l’accesso alla pensione anticipata sempre più selettivo.

La seconda grande novità riguarda il taglio del riscatto della laurea breve, che penalizza soprattutto i giovani laureati triennali e i titolari dei diplomi universitari previsti dalla legge 341 del 1990. Finora il riscatto consentiva di anticipare l’uscita fino a tre anni.

Con le nuove regole, dal 2031 i periodi riscattati conteranno sempre meno: sei mesi in meno nel 2031, dodici nel 2032, fino ad arrivare al 2035, quando di tre anni riscattati ne varranno solo sei mesi ai fini della pensione anticipata. Anche per la laurea magistrale, i contributi utili verrebbero dimezzati.

L’obiettivo dichiarato è ridurre il numero di lavoratori che accedono alla pensione prima dei 67 anni, ma la norma solleva dubbi di costituzionalità, soprattutto per chi ha già effettuato il riscatto e vedrebbe cambiare le regole in corsa, oltre al rischio di discriminazione verso una platea specifica di laureati.

È prevista una clausola di salvaguardia che esclude dalla stretta i lavoratori già inseriti, alla data di entrata in vigore della legge (probabilmente 1° gennaio 2026), in accordi collettivi di accompagnamento alla pensione.

Infine, il maxiemendamento introduce dal 1° luglio 2026 il meccanismo del silenzio-assenso sul Tfr per i lavoratori del settore privato assunti per la prima volta: il trattamento di fine rapporto confluirà automaticamente nei fondi pensione, salvo rinuncia esplicita entro 60 giorni. Una scelta che potrà essere revocata solo se il Tfr resta in azienda, ma non se viene conferito alla previdenza complementare.

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