
Scontro politico via social tra Filippo Sensi, senatore del Partito democratico, e Guido Crosetto, ministro della Difesa, sugli esiti dell’ultimo Consiglio europeo e sulla linea italiana in merito agli asset russi e agli aiuti militari all’Ucraina. Il confronto si è consumato su X, intrecciando valutazioni diplomatiche, tempistiche legislative e accuse di disunità europea.
L’attacco di Sensi: “Disunità europea e strage a Odessa”
Ad aprire il botta e risposta è stato Filippo Sensi, che ha criticato duramente l’esito del vertice europeo. Nel suo intervento, il senatore dem ha messo in relazione lo stallo sugli asset russi con i nuovi attacchi su Odessa, definendo la situazione una “strage” e attribuendo alla disunità dell’Unione un messaggio di debolezza nei confronti di Mosca.
Sensi ha inoltre chiamato in causa direttamente il governo italiano e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandoli di ritardare e svuotare il decreto sugli aiuti militari, sostenendo che questa scelta finirebbe per penalizzare ulteriormente l’Ucraina nel momento di maggiore difficoltà.
La replica di Crosetto: “Sbagli, il decreto non cambia nulla”
La risposta del ministro della Difesa è arrivata a stretto giro. Crosetto ha contestato le affermazioni di Sensi sul piano tecnico e procedurale, spiegando che il decreto armi non fornisce aiuti diretti, ma autorizza l’invio di pacchetti di assistenza, una facoltà già in vigore fino al 31 dicembre, come dimostrato dall’approvazione del dodicesimo pacchetto.
Secondo Crosetto, anticipare o posticipare di poche settimane il decreto per il 2026 non avrebbe alcun impatto operativo, dal momento che un decreto legge entra immediatamente in vigore. Rinviarlo servirebbe esclusivamente ad avere più tempo per la conversione parlamentare.
Sul tema degli asset russi, il ministro ha difeso la posizione italiana, sostenendo che in sede europea sia stato fatto “il massimo possibile”, anche grazie al contributo dell’Italia, e che il lavoro svolto da Meloni sia stato ampiamente apprezzato dalle istituzioni. La chiusura è netta: “Fidati”.
La controreplica: “Italia in minoranza di blocco”
Il confronto si è chiuso con una nuova risposta di Sensi, che ha ribadito la propria critica politica. Il senatore Pd ha sostenuto che, se l’Italia non si fosse collocata in una minoranza di blocco, il vertice europeo avrebbe potuto produrre un esito diverso e inviare un messaggio più diretto a Vladimir Putin.
Nel suo intervento, Sensi ha allargato il discorso agli equilibri politici internazionali e interni, affermando che l’attuale linea favorirebbe Donald Trump e la Lega, più che l’Ucraina. Da qui l’invito finale al governo ad approvare rapidamente il decreto sugli aiuti, per evitare di apparire in ritardo rispetto agli alleati europei.
Il botta e risposta mette in evidenza le divergenze politiche sulla strategia italiana in Europa e sul sostegno a Kiev, in un momento segnato da nuovi attacchi russi e da un contesto diplomatico sempre più complesso.


