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Guerra, Meloni shock. La notizia è appena arrivata: “È così”

Pubblicato: 22/12/2025 13:16

Un discorso pronunciato in un clima solenne, ma carico di significati politici e simbolici, ha segnato gli auguri di fine anno alle missioni militari italiane all’estero. Dal collegamento con il Comando operativo vertice interforze (Covi), la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto parole nette, scandite con attenzione, per ribadire una visione della pace che non nasce dalla fragilità, ma dall’equilibrio e dalla credibilità. Un messaggio rivolto direttamente ai militari impegnati fuori dai confini nazionali, ma anche, indirettamente, all’intero Paese.
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Nel suo intervento, la premier ha costruito una riflessione che intreccia deterrenza, responsabilità internazionale e identità nazionale. La pace, ha spiegato, non è un automatismo né un dato acquisito, ma un bene da custodire e, quando necessario, da difendere. Un concetto che assume un peso particolare se pronunciato davanti a chi, ogni giorno, è chiamato a confrontarsi con scenari di crisi e instabilità.

La pace come equilibrio e deterrenza

«Solo una forza militare credibile allontana la guerra»: è questa una delle affermazioni centrali del discorso di Giorgia Meloni. La premier ha sottolineato come la debolezza rappresenti un invito all’aggressione, mentre la forza, intesa come preparazione e affidabilità, costituisca uno strumento di prevenzione. Un passaggio che chiarisce la distanza da una visione idealistica del pacifismo, contrapponendo a essa un approccio definito «pragmatico».

Richiamando il pensiero di Publio Flavio Vegezio Renato, Meloni ha ricordato il celebre principio del si vis pacem, para bellum, spiegando come non si tratti di un messaggio bellicista, ma di una constatazione storica: la pace si costruisce anche attraverso la capacità di difenderla. In questa prospettiva, il ruolo delle Forze Armate non è in contrasto con il dialogo, ma ne rappresenta il fondamento.

Il valore della credibilità militare

Nel cuore del suo intervento, la presidente del Consiglio ha approfondito il concetto di deterrenza, soffermandosi persino sulla sua etimologia latina: incutere timore per distogliere. Una forza che non serve a combattere, ma a evitare il conflitto. Secondo Meloni, dialogo e diplomazia restano strumenti essenziali, ma non possono reggersi su basi fragili. Quelle basi solide sono rappresentate dal sacrificio, dalla competenza e dal coraggio dei militari italiani.

Un riconoscimento esplicito a chi, spesso lontano dai riflettori, contribuisce a rendere l’Italia un interlocutore credibile nei contesti internazionali più delicati. È su questa credibilità, ha spiegato la premier, che si fonda la capacità del Paese di incidere nei processi di pace.

Il ruolo dell’Italia nelle missioni internazionali

Nel suo discorso, Giorgia Meloni ha rivendicato con forza il ruolo dell’Italia nelle missioni internazionali, ricordando come il Paese sia il primo contributore europeo alle missioni Onu, il primo nelle missioni dell’Unione europea e il secondo in ambito Nato. Tuttavia, ha precisato, non si tratta di numeri o statistiche, ma di identità.

Secondo la premier, ciò che distingue l’Italia è la capacità di coniugare forza e umanità, competenza operativa e sensibilità verso i contesti locali. Un approccio che rende i militari italiani «richiesti, apprezzati, invocati» in molte aree del mondo e che contribuisce a costruire un’immagine di affidabilità e rispetto.

Il sacrificio silenzioso di uomini e donne in divisa

La parte più emotiva del discorso è stata dedicata al sacrificio personale dei militari impegnati all’estero. Meloni ha ricordato uomini e donne che trascorreranno Natale e Capodanno lontani dalle famiglie, rinunciando alla normalità per garantire sicurezza e stabilità. Un impegno spesso invisibile, ma decisivo per la serenità del Paese.

Rivolgendosi idealmente agli italiani, la premier ha invitato a un gesto simbolico: «Fate un brindisi per questi uomini e per queste donne». Un riconoscimento collettivo a chi opera nell’ombra, contribuendo in modo determinante alla credibilità internazionale dell’Italia. Un messaggio che chiude il discorso legando la forza dello Stato non alle parole delle istituzioni, ma al cuore e al coraggio di chi lo rappresenta nel mondo.

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