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Lino Banfi e la morte: “Scrivete questo sulla mia tomba”. Lacrime

Pubblicato: 23/12/2025 10:34

Se dovesse condensare una vita intera in poche parole, Lino Banfi non avrebbe dubbi: “90 non mi fa paura”. A 89 anni, l’attore pugliese che il pubblico ha ribattezzato affettuosamente “Nonno d’Italia” guarda alla sua lunga carriera con lucidità, ironia e una serenità conquistata nel tempo. Dalla commedia popolare al grande successo televisivo, Banfi ha attraversato generazioni restando sempre riconoscibile e vicino alla gente, come ha raccontato nel podcast Sette Vite, condotto da Hoara Borselli.

Durante l’intervista, Banfi ha ripercorso il suo cammino artistico, dagli inizi difficili ai personaggi entrati nell’immaginario collettivo, come Oronzo Canà de L’Allenatore nel Pallone o il nonno Libero di Un Medico in Famiglia. Ma il racconto non si è fermato ai ricordi. Con la consueta schiettezza ha parlato anche del presente e del futuro: “Non ho ancora finito, ci sono delle cose che devo completare. I tempi supplementari: uno spot istituzionale, un film e poi mi godo gli anni che restano”.

Il rapporto con il pubblico e le critiche

Alla domanda sul perché continui a essere così amato, Banfi ha risposto senza esitazioni: “La gente mi sente uno di loro perché non ho mai dimenticato da dove vengo. Quando arrivo in un posto vado prima da chi soffre, questo l’hanno notato molti”. Un legame costruito negli anni con autenticità e rispetto, anche quando non sono mancate le critiche. A ferirlo maggiormente, ha raccontato, furono quelle provenienti dalla sua Bari: “Gli intellettuali baresi dissero ‘Banfi è bravo ma sta rovinando il nostro idioma barese, dovrebbe essere eliminato dal mondo dello spettacolo’. Adesso si sono ricreduti e mi vogliono tutti bene”.

Sul piano economico, Banfi non nasconde una certa amarezza, mitigata però dalla consapevolezza delle scelte fatte: oggi sta bene, ma “avrei meritato più di quanto ho guadagnato”, soprattutto perché molte prestazioni le ha svolte “in segno istituzionale, quindi gratis”.

La serenità davanti alla fine

Lino Banfi affronta con disarmante naturalezza anche il tema della morte. Lo aveva già detto pubblicamente: “Non ho paura di te, credevo di aver paura”, aggiungendo con ironia che “la morte non vuole essere chiamata più al femminile, ma soltanto ‘morte’ perché non ha sesso”. Oggi sa persino cosa desidera venga inciso sulla sua lapide: “Se ci tieni, falla la lacrimuccia, però sorridi”.

Un messaggio che riassume perfettamente il suo modo di stare al mondo: far riflettere, emozionare e, soprattutto, far sorridere. Anche quando si parla delle cose più serie.

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