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Bombardieri russi nell’Artico, messaggio alla Nato: volo strategico sui mari di Norvegia e Barents

Pubblicato: 25/12/2025 07:54

I bombardieri strategici russi tornano a far sentire il loro peso nei cieli del Nord Europa. Mosca ha annunciato un volo pianificato di velivoli Tu-95, capaci di trasportare armi nucleari, nello spazio aereo sopra le acque internazionali dei mari di Norvegia e Barents, nel cuore dell’Artico. Un’operazione durata oltre sette ore, seguita passo dopo passo dalle forze aeree di paesi stranieri, che hanno fatto decollare i propri caccia per monitorare la missione.

Secondo il ministero della Difesa russo, in diversi tratti del percorso i bombardieri sono stati scortati da jet da combattimento stranieri, senza però violazioni dello spazio aereo nazionale. Mosca rivendica la regolarità di queste missioni, sostenendo che i voli a lungo raggio vengono effettuati in conformità con il diritto internazionale e sono una pratica comune anche per altre potenze militari.

Pressione militare e precedenti recenti

Il volo dei Tu-95MS si inserisce in un contesto di tensione crescente tra Russia e Nato, soprattutto lungo i confini settentrionali dell’Alleanza. Solo a metà dicembre, Corea del Sud e Giappone avevano protestato per il sorvolo di aerei militari russi e cinesi nei pressi dei loro territori, costringendo Tokyo e Seul a far decollare i caccia in funzione di intercettazione.

In quell’occasione, secondo il governo giapponese, erano coinvolti proprio due Tu-95, impegnati in una pattuglia congiunta con bombardieri cinesi H-6 tra il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale. Il messaggio è chiaro: Mosca continua a dimostrare la propria capacità di proiezione strategica, scegliendo aree altamente sensibili sul piano geopolitico e militare.

Putin, la Nato e la questione ucraina

Parallelamente, tornano d’attualità le posizioni di Vladimir Putin sull’Ucraina e sulla Nato. Secondo trascrizioni di colloqui emerse online e risalenti al 2001 e al 2008, il leader del Cremlino aveva già espresso all’allora presidente statunitense George W. Bush una netta opposizione all’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica.

Per Putin, l’adesione avrebbe rappresentato una minaccia diretta alla sicurezza russa, favorendo il dispiegamento di basi militari e sistemi d’arma vicino ai confini di Mosca. In quelle conversazioni, il presidente russo descriveva l’Ucraina come uno stato creato artificialmente, attraversato da profonde divisioni interne tra aree filo-occidentali e filo-russe, arrivando a ipotizzare persino una possibile frammentazione del Paese.

Una linea politica che, secondo fonti vicine al Cremlino, resta centrale anche oggi: Mosca non accetterebbe alcun piano di pace che preveda una futura adesione dell’Ucraina alla Nato. Il volo dei bombardieri nell’Artico e il riaffiorare di queste posizioni mostrano come la dimensione militare e quella diplomatica continuino a muoversi insieme, con il confronto tra Russia e Occidente ancora aperto.

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