
Un racconto intimo e senza filtri quello di Massimiliano Ossini, ospite di “Ciao Maschio”, il programma condotto da Nunzia De Girolamo, in onda domani alle 17.05 su Rai 1. Il volto noto della televisione italiana ripercorre la propria infanzia, segnata da fragilità profonde e da un lungo percorso di accettazione personale.
Alla domanda su che bambino fosse, Ossini risponde con grande lucidità e sincerità. Si definisce un bimbo complicato, ricordando anni difficili vissuti anche all’interno del contesto scolastico. Il motivo principale era una voce molto acuta, che veniva spesso scambiata per quella di una donna.
Quando parlava al telefono o bussava alle porte delle altre classi, racconta, veniva regolarmente confuso con la sorella o con la madre. Una condizione che lo ha fatto soffrire a lungo, alimentando un senso di inadeguatezza difficile da gestire per un bambino.
“Ero un bambino complicato”. Il dolore nascosto e il desiderio di difendersi
Quella voce, vissuta come un limite, ha inciso profondamente sulla sua crescita emotiva. Ossini confessa di aver sofferto moltissimo, al punto da sviluppare il desiderio di diventare un supereroe. Un sogno che, col tempo, ha compreso essere più un bisogno di proteggere se stesso che gli altri.
Nel tentativo disperato di cambiare ciò che non accettava, racconta gesti silenziosi e carichi di dolore: urlava nel cuscino prima di addormentarsi, sperando di svegliarsi con una voce più roca, più “da uomo di casa”. A rendere il quadro ancora più complesso è arrivata anche la balbuzie, che ha accentuato il senso di fragilità.
Gli anni più duri e il peso delle parole
Ossini non nasconde quanto quegli anni siano stati difficili. Li definisce un periodo che non augurerebbe a nessuno, ma riconosce che lo hanno segnato in modo profondo. Proprio da quelle ferite nasce oggi una particolare attenzione all’uso delle parole, soprattutto quando parla in televisione o si rivolge ai più giovani.
Secondo Ossini, ciò che accade in quell’età delicata lascia un segno permanente, influenzando il modo di stare al mondo anche da adulti.
Il teatro come punto di svolta: la nascita di una vocazione
La svolta arriva grazie alla parrocchia e al teatro. Durante una recita, gli viene affidato un piccolo ruolo, nonostante la sua balbuzie. La sorpresa arriva sul palco: pronunciando quelle poche battute, il problema scompare. In quel momento Ossini comprende qualcosa di decisivo: non balbettava più quando non era se stesso, quando poteva immedesimarsi in un personaggio. Una scoperta che applicherà anche a scuola, durante le interrogazioni, trasformandole in una sorta di recita.
Da quell’esperienza nasce un desiderio profondo, destinato a segnare il suo percorso futuro: diventare attore. Il teatro non è solo un rifugio, ma uno strumento di liberazione, capace di trasformare una fragilità in forza. Il racconto di Massimiliano Ossini a “Ciao Maschio” restituisce il ritratto di un uomo che ha attraversato il dolore senza rimuoverlo, trasformandolo in consapevolezza. Una testimonianza che parla soprattutto ai più giovani, ricordando quanto sia importante riconoscere e accogliere le proprie vulnerabilità.


