
Il nome può sembrare innocuo, ma le caratteristiche militari sono tutt’altro che rassicuranti. Oreshnik — che in russo significa “nocciolo” — è il missile balistico a raggio intermedio che Mosca presenta come una nuova arma ipersonica, potenzialmente a doppia capacità, cioè impiegabile sia con testate convenzionali sia nucleari.
Il suo schieramento in Bielorussia, annunciato il 18 dicembre e reso operativo nei giorni successivi, ha immediatamente attirato l’attenzione dei Paesi Nato: da quella posizione, infatti, i tempi di volo verso diverse capitali europee si riducono sensibilmente, aumentando la pressione militare sul fronte orientale dell’Alleanza.
Il nome Oreshnik è entrato ufficialmente nel lessico del conflitto in Ucraina il 21 novembre 2024, quando la Russia ha rivendicato il primo utilizzo operativo del missile contro la città ucraina di Dnipro.
L’episodio ha segnato un passaggio simbolico e strategico, tanto da spingere la Nato a convocare il Consiglio Nato-Ucraina, definendo il sistema come un “missile balistico a raggio intermedio sperimentale” (IRBM).
Cos’è Oreshnik secondo analisti e fonti occidentali
Secondo le ricostruzioni di analisti militari e fonti occidentali, Oreshnik sarebbe un sistema sperimentale riconducibile alla nuova generazione di missili balistici russi, con forti analogie con l’RS-26 Rubezh, un progetto già noto ma mai pienamente entrato in servizio.
La sua funzione principale, almeno nella fase attuale, sembrerebbe essere dimostrativa e deterrente, più che legata a un impiego sistematico sul campo di battaglia.
La struttura: testata multipla e veicoli di rientro
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la configurazione del carico. Oreshnik sarebbe dotato di una testata multipla, composta da diversi veicoli di rientro in grado di colpire bersagli differenti.
Dopo l’attacco a Dnipro, fonti governative ucraine hanno riferito che il missile avrebbe trasportato testate inerti, prive di esplosivo. I danni relativamente contenuti osservati sul terreno hanno rafforzato l’ipotesi di un impiego dimostrativo, volto a mostrare capacità tecnologiche più che a infliggere la massima distruzione.
Velocità e raggio d’azione
Secondo le dichiarazioni ufficiali del Cremlino, Oreshnik raggiungerebbe una velocità di circa Mach 10, rendendolo estremamente difficile da intercettare con i sistemi di difesa antimissile attualmente in uso.
Per quanto riguarda la gittata, le stime diffuse in ambito russo parlano di 5.000-5.500 chilometri, una distanza che consentirebbe di coprire gran parte del territorio europeo, soprattutto se l’arma viene schierata in Bielorussia.
Minaccia reale o arma di pressione strategica?
Gli analisti dell’Institute for the Study of War (ISW) invitano però alla prudenza. Secondo Washington e Kiev, Oreshnik non rappresenterebbe un salto tecnologico rivoluzionario rispetto ad armamenti già noti alle potenze occidentali.
Tuttavia, la combinazione tra elevata velocità e testata multipla complica in modo significativo i sistemi di difesa e rafforza il valore dell’arma come strumento di deterrenza politica e militare.
In questo senso, più che un’arma destinata all’uso massiccio, Oreshnik appare come un messaggio strategico rivolto all’Ucraina e soprattutto all’Europa, in un contesto di crescente tensione tra Russia e Nato.


