
Eleonora, 29 anni, aveva scelto di salutare l’arrivo del nuovo anno insieme al fidanzato Filippo, 24 anni, e a un gruppo di amici nella rinomata località svizzera di Crans-Montana. Una serata iniziata come tante altre, tra musica e festeggiamenti, si è trasformata in pochi istanti in un incubo quando la giovane è rimasta intrappolata nell’incendio che ha devastato il locale «Le Constellation». Oggi Eleonora è ricoverata in condizioni critiche all’ospedale Niguarda di Milano, dove è stata trasferita nel pomeriggio del primo gennaio. Accanto a lei ci sono i genitori e Filippo, che non l’ha mai lasciata sola e ha ricostruito quei momenti drammatici con parole ancora cariche di shock.
La notte che doveva essere una festa
“La sera del 31 dicembre a Crans Montana c’eravamo io, la mia ragazza, Eleonora, e alcuni amici – dice Filippo -. Abbiamo festeggiato con il conto alla rovescia nella piazza principale di Crans-Montana, doveva durare fino all’una ma il dj ha deciso di prolungare un quarto d’ora in più, il che, a posteriori, è stata la nostra fortuna”. Un dettaglio che oggi assume un peso enorme. “All’1:15 abbiamo lasciato la piazza per continuare i festeggiamenti nel locale Le Constellation. Abbiamo parcheggiato e ci siamo messi in coda, c’era un bel po’ di gente”.
L’incubo inizia proprio all’ingresso. “Eravamo a un passo dall’entrare – continua Filippo -, ricordo di una ragazza che è arrivata dall’interno, ha detto qualcosa ai buttafuori e loro sono corsi dentro”. Subito dopo, il caos. “Noi abbiamo fatto giusto un passo in avanti e all’improvviso si è riversata in senso contrario al nostro una fiumana di gente, correndo, spingendo, non si capiva più niente”.
Separati tra fiamme e panico
In una frazione di secondo Filippo perde di vista Eleonora. “È stata una questione di millesimi di secondo – racconta -, sono stato scaraventato all’esterno, tempo di alzare la testa e ho visto una grossa fiammata, senza però riuscire a individuare la mia ragazza”. La paura prende il sopravvento. “Ero sotto choc, cercavo di entrare, perché avevo paura che Eleonora fosse stata spinta all’interno, come effettivamente è avvenuto”.
La situazione è ingestibile. “Delle persone da dietro mi hanno tirato per il braccio, perché rischiavo di ostruire l’uscita a chi stava cercando di scappare”. L’uscita era stretta, poco più di un metro e mezzo, mentre centinaia di persone tentavano di fuggire da una scala soffocata dal fumo.
Poco dopo, il sollievo misto all’orrore. “L’ho riconosciuta dalla giacca, era all’interno, l’ho vista scavalcare le macerie e uscire, l’ho rincorsa”. Le condizioni di Eleonora sono gravissime. “Aveva i capelli e mezza faccia bruciata, il sangue sulle mani, sono andato nel panico e intorno a me sembrava un film dell’orrore”.
La lucidità nel momento peggiore
Nonostante tutto, è Eleonora a mantenere la calma. “Io non stavo più ragionando, è stata lei, la più lucida, a dire a me e agli altri di chiamare un’ambulanza”. I soccorsi sembrano lontani e il tempo è prezioso. “Abbiamo deciso di portarla noi in auto all’ospedale di Sion”. Filippo resta al suo fianco per ore, fino al trasferimento a Milano. Una notte nata per festeggiare si è trasformata in una battaglia per la vita, che oggi continua tra le mura di un reparto ospedaliero.


