
La Groenlandia non è in vendita. A ribadirlo è stato il rappresentante del territorio autonomo negli Stati Uniti e in Canada, Jacob Isbosethsen, durante un incontro con alcuni membri del Congresso americano insieme all’ambasciatore danese a Washington Jesper Moller Sorensen. «Non siamo in vendita. Il nostro Paese appartiene ai groenlandesi», ha dichiarato senza ambiguità Isbosethsen, chiudendo la porta alle pressioni che arrivano da oltreoceano.
Il “prezzo” di Trump
Secondo quanto riportato da Reuters, l’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe ipotizzato un’offerta economica diretta ai cittadini groenlandesi: da 10 a 100 mila dollari a persona per convincerli a rompere il legame con la Danimarca e avvicinarsi agli Stati Uniti. Non sarebbe la prima volta che Washington valuta apertamente l’idea di “acquistare” la Groenlandia, un’ipotesi che Trump aveva già evocato durante il suo precedente mandato.
Per il vicepresidente JD Vance, la Groenlandia è addirittura «essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Vance ha sottolineato che Trump sarebbe «disposto a spingersi fino a dove è necessario» e ha invitato gli europei a «prendere sul serio» le intenzioni del presidente americano, lasciando intendere che la decisione finale spetterà comunque a lui.
«Possederla è psicologicamente necessario»
In una recente intervista al New York Times, Trump ha spiegato apertamente il suo punto di vista: «Avere la proprietà della Groenlandia è molto importante». Alla domanda sul perché non fosse sufficiente un accordo o una concessione, il presidente ha risposto: «Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. La proprietà ti dà qualcosa che non puoi ottenere con un semplice contratto di locazione. Offre elementi che non si possono avere firmando solo un documento».
Parole che hanno riacceso le tensioni diplomatiche con l’Europa e rafforzato la posizione di Copenaghen e delle autorità groenlandesi, determinate a difendere l’autonomia e il diritto all’autodeterminazione dell’isola artica.


