
Finanziare l’Ucraina equivale a gettare denaro in un pozzo senza fondo, alimentando al tempo stesso la corruzione. Lo ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orbán intervenendo a Budapest durante il congresso del partito Fidesz, tornando a criticare apertamente la strategia europea di sostegno a Kiev.
Secondo Orbán, le richieste avanzate dall’Ucraina ai Paesi occidentali sarebbero insostenibili nel lungo periodo. Il premier ha ricordato che Kiev ha chiesto 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per la ricostruzione del Paese, una cifra che, a suo dire, non include nemmeno i costi per garantire la sicurezza futura, che verrebbero presentati separatamente.
Le critiche all’Unione europea
Nel suo intervento, Orbán ha affermato che la leadership dell’Unione europea avrebbe già informato l’Ungheria dell’intenzione di avviare una transizione verso un’“economia di guerra” per sostenere l’Ucraina. Una prospettiva che il premier ungherese ha respinto con forza.
“Inviare denaro all’Ucraina è come buttarlo in un pozzo senza fondo”, ha ribadito, aggiungendo che questo meccanismo favorirebbe la corruzione. “Se qualcuno vuole rubare, che lo faccia, ma non da noi”, ha detto, sostenendo che prima o poi anche Bruxelles dovrà “ammettere che l’Ucraina ci rende più deboli, non più forti”.
Nuove vittime negli attacchi russi
Mentre prosegue il dibattito politico sul sostegno a Kiev, sul terreno il conflitto continua a mietere vittime. Secondo quanto riportato dal sito ucraino Ukrainska Pravda, citando autorità locali, una persona è stata uccisa e tre ferite nella regione di Dnipropetrovsk a seguito di attacchi russi.
Nella regione di Donetsk il bilancio è ancora più grave: tre morti e nove feriti. Altre persone sono rimaste ferite anche nelle regioni di Zaporizhzhia e Kharkiv, colpite da nuovi bombardamenti.
Elettricità ripristinata a Kiev
Intanto, nella capitale Kiev, le autorità energetiche stanno lavorando per ripristinare i servizi essenziali dopo un massiccio attacco russo che aveva causato blackout diffusi. Secondo quanto riferito da RBC-Ucraina, citando la compagnia energetica Dtek, l’elettricità è stata ripristinata in oltre 600.000 abitazioni.
“Gli operatori del settore energetico hanno riportato la corrente in altre 60.000 case. In totale, dopo il bombardamento, l’elettricità è stata ripristinata in 648.000 abitazioni”, si legge nel comunicato.
Una parziale normalizzazione che arriva mentre il conflitto continua e le divisioni politiche in Europa sul sostegno all’Ucraina restano profonde.


