Vai al contenuto

Il Telescopio Hubble cadrà sulla Terra: la Nasa svela quando e quante vittime potrebbe causare

Pubblicato: 13/01/2026 19:34

Il destino del Telescopio Spaziale Hubble rappresenta oggi uno dei temi più dibattuti nell’ambito dell’astronomia e della sicurezza orbitale. Dopo decenni di scoperte straordinarie che hanno rivoluzionato la nostra comprensione del cosmo, lo strumento scientifico più iconico della storia moderna sta affrontando una fase di lento ma inesorabile declino. Il problema principale risiede nel fatto che Hubble non dispone di un sistema di propulsione autonomo per effettuare manovre di deorbitazione controllata, poiché il progetto originale degli anni settanta prevedeva che la manutenzione e il recupero finale avvenissero tramite lo Space Shuttle. Con il pensionamento della flotta degli Shuttle avvenuto nel duemilaunidici, il telescopio è rimasto privo di un traghetto spaziale che possa riportarlo a terra in sicurezza o spingerlo verso un’orbita cimitero. Di conseguenza, la comunità scientifica si trova ora a dover gestire la prospettiva di un rientro atmosferico incontrollato che avverrà nei prossimi anni.

Il decadimento dell’orbita terrestre

Le analisi più recenti condotte dalla NASA e da vari istituti di ricerca internazionali indicano che l’attrito con l’atmosfera terrestre sta gradualmente riducendo l’altitudine del telescopio. Sebbene lo spazio dove orbita Hubble sia quasi vuoto, esistono ancora tracce di gas che esercitano una debole ma costante resistenza. Questo fenomeno è strettamente legato ai cicli solari, poiché durante i periodi di massima attività il Sole emette radiazioni che riscaldano l’atmosfera superiore della Terra, facendola espandere e aumentando la densità dell’aria alla quota di navigazione del telescopio. Secondo le proiezioni attuali, l’anno più probabile per lo schianto finale è il 2033, sebbene esistano scenari che prevedono un rientro anticipato già nel 2029 o, nel caso di condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, un prolungamento della permanenza in orbita fino al 2040.

La situazione critica attuale è il risultato di una scelta progettuale risalente a oltre mezzo secolo fa. Quando Hubble fu concepito, la filosofia della NASA si basava sulla completa riutilizzabilità dei vettori spaziali. Si immaginava che lo Space Shuttle sarebbe rimasto operativo per molti decenni, permettendo agli astronauti non solo di riparare il telescopio nello spazio, come avvenuto in cinque celebri missioni di servizio, ma anche di agganciarlo per riportarlo integro all’interno della stiva di carico al termine della sua vita operativa. La fine prematura del programma Shuttle ha trasformato un vantaggio logistico in un grosso rischio per la sicurezza terrestre. Senza un motore a bordo e senza un mezzo di trasporto capace di raggiungerlo per manovrarlo, il colosso di undici tonnellate è destinato a cadere seguendo una traiettoria dettata unicamente dalle leggi della fisica e dal caso.

Il calcolo dei rischi per la popolazione

Le stime fornite dagli scienziati del Marshall Space Flight Center e della Aerospace Corporation hanno sollevato preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza delle zone abitate. Poiché Hubble è una struttura massiccia composta da materiali resistenti come titanio e acciaio inossidabile, è certo che non tutta la sua massa verrà incenerita durante l’attrito con l’atmosfera. Si prevede che diverse tonnellate di detriti possano sopravvivere alla fase di rientro, disperdendosi lungo una scia che potrebbe estendersi fino a ottocento chilometri. Le simulazioni statistiche indicano una probabilità di incidenti pari a uno su trecentotrenta, un valore che supera di circa trenta volte la soglia di sicurezza standard stabilita dalle attuali normative della NASA. Questo dato riflette la vasta area geografica sopra la quale Hubble sorvola abitualmente, che comprende regioni densamente popolate della fascia tropicale e temperata.

Sebbene la maggior parte del pianeta sia coperta da oceani, il che riduce drasticamente la possibilità statistica di un impatto in aree urbane, i ricercatori hanno identificato alcuni scenari critici. Se i frammenti dovessero precipitare su metropoli caratterizzate da un’altissima densità abitativa come Macao, Hong Kong o Singapore, le conseguenze potrebbero essere fatali. Nello specifico, i modelli matematici suggeriscono che un impatto in una zona come Macao potrebbe causare tra le tre e le quattro vittime. Anche se tali numeri possono sembrare bassi su scala globale, per le agenzie spaziali rappresentano un rischio inaccettabile che richiede un monitoraggio costante e accurato dell’orbita. La speranza è che il rientro possa avvenire sopra le acque remote dell’Oceano Pacifico meridionale, dove il rischio di danni a persone o infrastrutture scenderebbe a una probabilità di uno su trentunomila.

Il monitoraggio costante e le prospettive future

In attesa del momento fatidico, la NASA e i suoi partner internazionali continuano a seguire ogni minima variazione della traiettoria di Hubble. Ogni tempesta solare e ogni variazione della densità atmosferica vengono inserite nei supercomputer per affinare le previsioni sulla data esatta dell’impatto. Resta aperta la possibilità teorica di missioni private volte a innalzare l’orbita del telescopio per guadagnare altro tempo, ma al momento non sono stati ufficializzati piani operativi concreti in tal senso. Il Telescopio Spaziale Hubble rimane uno dei monumenti più importanti dell’ingegno umano e la sua imminente fine segna la chiusura di un’epoca d’oro dell’esplorazione visiva dell’universo, ricordandoci al contempo la responsabilità che deriva dal collocare oggetti di grandi dimensioni in orbita attorno al nostro pianeta.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure