
Un messaggio che voleva esprimere solidarietà si è trasformato in un boomerang politico. Le parole di Laura Boldrini sull’Iran hanno acceso una polemica durissima, scatenando una valanga di critiche sui social e riaprendo il dibattito sul modo in cui la politica occidentale racconta le proteste contro il regime di Teheran.
L’ex presidente della Camera, intervenendo su X, ha parlato di manifestazioni nate per carovita e inflazione, una lettura che molti hanno definito riduttiva se non fuorviante, considerando la natura profonda della rivolta che da anni attraversa il Paese.
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Il post e le parole finite sotto accusa
«Seguiamo con forte preoccupazione quanto sta accadendo in Iran dove il regime teocratico degli ayatollah sta stroncando con metodi violentissimi le proteste nate per il carovita e l’inflazione», ha scritto Boldrini, denunciando anche l’oscuramento di internet come strumento per coprire uccisioni, arresti arbitrari e pestaggi.
Nel messaggio, l’esponente dem ha ribadito il sostegno al popolo iraniano e al movimento “Donna, vita, libertà”, richiamando una battaglia che dura da oltre tre anni. Ma è proprio il riferimento alle cause economiche delle manifestazioni ad aver innescato la bufera.

Le reazioni: “Non è il pane, è la libertà”
Sotto al post, decine di commenti hanno contestato quella che viene percepita come una sottovalutazione delle ragioni della protesta. «Io pensavo alle ragazze che rischiano la vita per i diritti civili, non al carovita», scrive un utente. Un altro affonda: «Le proteste sono contro l’osceno regime islamico, non per l’inflazione». E c’è chi parla apertamente di sconcerto, accusando Boldrini di confondere la rabbia sociale con una battaglia che ha al centro la libertà personale, a partire dal rifiuto dell’obbligo del velo.
Il punto, secondo i critici, è politico prima ancora che lessicale: ridurre la rivolta iraniana a una questione economica significa banalizzare una lotta che si misura quotidianamente con il carcere, la violenza e la morte.
Una frattura narrativa che pesa
La polemica non riguarda solo un post. Tocca un nodo più ampio: il rischio, per la politica europea, di leggere realtà complesse attraverso categorie comode, incapaci di restituire la portata storica di una contestazione che sfida apertamente un regime teocratico.
In Iran, il pane conta. Ma, come ricordano le immagini delle donne che bruciano il velo nelle strade di Teheran, il cuore della protesta resta un altro: la libertà. E su questo terreno, ogni parola pesa come una scelta politica.


