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Emanuele ucciso a 14 anni, i giudici assolvono l’imputato. Le urla della madre: “Vergognatevi, è un assassino”

Pubblicato: 14/01/2026 21:32

La Corte di Appello di Napoli ha assolto Agostino Veneziano dall’accusa di omicidio per la morte di Emanuele Di Caterino, il quattordicenne ucciso ad Aversa, in provincia di Caserta, il 7 aprile 2013. La decisione ha chiuso un procedimento giudiziario durato oltre tredici anni e ha immediatamente acceso momenti di forte tensione in aula, con la reazione durissima della famiglia della vittima subito dopo la lettura della sentenza.

Secondo i giudici, l’imputato non è penalmente responsabile dei fatti contestati. La procura generale aveva chiesto l’assoluzione ritenendo configurabile la legittima difesa, una linea accolta dalla Corte. Al momento del delitto Veneziano aveva 17 anni, mentre Emanuele ne aveva 14. Il giovane fu colpito mortalmente con un fendente alla schiena durante una lite tra giovanissimi scoppiata nel centro della città.

La reazione della famiglia dopo la sentenza

Alla pronuncia dell’assoluzione, la madre di Emanuele Di Caterino ha urlato in aula parole di accusa contro la decisione dei giudici. La donna ha contestato duramente il verdetto, parlando di una giustizia che non riconosce le responsabilità per la morte del figlio. Le sue urla hanno interrotto per alcuni istanti il silenzio successivo alla lettura della sentenza, costringendo all’intervento per riportare la calma.

La protesta non si è fermata alle istituzioni giudiziarie. La madre si è rivolta anche alla difesa dell’imputato, accusandola di aver sostenuto chi, a suo giudizio, resta responsabile dell’uccisione del ragazzo. Un momento di forte carica emotiva che ha segnato l’epilogo di un processo seguito per anni dall’intera comunità.

La ricostruzione dei fatti e il nodo della dinamica

Emanuele Di Caterino frequentava la prima E del liceo scientifico Enrico Fermi. La rissa avvenne nei pressi del parco Coppola, vicino a un locale della zona di piazza Bernini, punto di ritrovo della movida di Aversa, a breve distanza dalla caserma dei carabinieri. In quel contesto maturò l’aggressione che portò alla morte del quattordicenne.

I legali della famiglia, gli avvocati Maurizio Zuccaro e Cola, hanno ribadito la loro contrarietà alla decisione della Corte. La difesa dei familiari sostiene che l’autopsia avrebbe indicato una dinamica incompatibile con la legittima difesa, evidenziando come il colpo mortale sia stato inferto alle spalle. Secondo questa ricostruzione, l’imputato non si sarebbe trovato in una situazione tale da giustificare la reazione violenta.

Le critiche al processo e le possibili iniziative

Gli avvocati della parte civile hanno puntato il dito anche contro la separazione dei procedimenti, uno per l’omicidio di Emanuele Di Caterino e un altro per il tentato omicidio e le lesioni ai danni di quattro suoi amici coinvolti nella stessa vicenda. Una scelta che, secondo i legali, avrebbe inciso sulla lettura complessiva dei fatti.

Dopo la sentenza, la famiglia ha annunciato di attendere le motivazioni prima di valutare eventuali ulteriori iniziative. Per i difensori della madre del ragazzo, con questa assoluzione “esce sconfitta la giustizia”, mentre resta aperta una ferita profonda per una morte che, a distanza di anni, continua a dividere e a far discutere l’opinione pubblica locale.

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