
Il clima politico a Montecitorio si scalda proprio nel cuore dell’inverno. Dopo settimane di frizioni nella maggioranza sulla proroga del decreto legge per il rinnovo degli aiuti umanitari all’Ucraina, oggi, 15 gennaio, il dossier approda nell’Aula della Camera dei deputati. Il dibattito è stato aperto dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha difeso con fermezza la linea del governo di fronte a un’aula tesa e segnata da assenze strategiche. «Interrompere oggi il sostegno, l’aiuto a Kyev, significherebbe rinunciare alla pace, prima di averla costruita», ha scandito il ministro durante le comunicazioni sulla risoluzione di maggioranza, poi approvata con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti.
La compattezza del centrodestra è stata messa a dura prova nei giorni scorsi, ma alla fine la coalizione si è presentata con un unico testo, frutto di una sintesi laboriosa sulla tipologia di aiuti da inviare. La mediazione ha portato a includere nel documento non solo le forniture belliche, ma anche quelle di carattere civile, che contemplino «aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario». Si tratta di una specifica fortemente voluta dalla Lega, che aveva condizionato il proprio appoggio a questa diversificazione degli interventi. Nonostante l’intesa, il segnale politico inviato dal Carroccio è apparso gelido: i banchi della Lega erano tra i più vuoti questa mattina, con i parlamentari impegnati in una riunione interna proprio mentre il ministro parlava. Un’assenza di ministri e sottosegretari che le opposizioni non hanno tardato a sottolineare con sarcasmo.
Lo scenario sul campo e il logoramento del conflitto
Le parole del ministro della Difesa hanno poi spostato l’attenzione sulla realtà cruda del fronte, lontano dai tatticismi dei palazzi romani. «Dalla Russia non c’è alcun segnale di rimensionamento delle proprie pretese», ha avvertito Crosetto, evidenziando come le intenzioni del Cremlino non siano affatto mutate nonostante i mesi di combattimenti. Secondo l’analisi del governo, il presidente Putin continua a dichiararsi pronto a conquistare militarmente i territori ucraini, confermando che al momento non si registra «alcun segnale concreto di reale disponibilità a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche».
Il quadro delineato dal ministro non lascia spazio a facili entusiasmi sulla fine delle ostilità. Crosetto ha descritto una situazione di stallo pericoloso, spiegando che sul piano militare «non siamo di fronte né a una vittoria imminente, né a una sconfitta totale di una delle due parti». L’Italia si prepara dunque a gestire una crisi di lunga durata, quello che il ministro ha definito un «conflitto di logoramento destinato a durare nel tempo a un costo umano enorme». Mentre le risoluzioni delle opposizioni venivano respinte una dopo l’altra dall’Assemblea, il voto finale ha confermato il supporto dell’Italia a Kyev, pur lasciando aperti gli interrogativi sulla tenuta interna della maggioranza nei prossimi mesi di guerra.


