
Tapioca è viva e lotta insieme a noi. Stiamo parlando non del compianto Ugo Tognazzi di Amici miei di Monicelli, maestro del divertimento arguto degli italiani degli anni ’70, ma del ridicolo di questa fine corsa della politica in Sicilia. L’autore della farsa su cui l’assemblea regionale siciliana ha stanziato un milione di euro è la Jena Ismaele La Vardera, solo che non ci sono in Ars, acronimo di Assemblea regionale siciliana, dei gattopardi riecheggianti il Don Fabrizio di Tomasi di Lampedusa, ma dei gatti di strada che razzolano nelle ciotole della politica regionale, senza cultura istituzionale e senza morale politica. L’emendamento stanzia ad una fantasmagorica, inesistente, allocuzione da commedia all’italiana una cifra di un milione, come quello del Signor Bonaventura di Sergio Tofano dei nostri genitori, un milione farlocco per i gonzi, per far capire che il mercimonio parlamentare si è spinto oltre ogni limite. Questa norma sembra concordata con la presidenza del parlamento, contenta di accontentare l’oppositore più mediatico, e quindi di coinvolgerlo in una legge mancia. Questo è il ridicolo della farsa della politica siciliana. Molti, tra i colleghi, se la prendono con il fumantino, più che adamantino, agit prop onorevole dal pelo rosso, non capendo che il ridicolo ammazza i politici più di ogni cosa. Perché andare a votare se questi costruiscono meccanismi in grado di buttare i soldi dalla finestra invece di pensare ai problemi seri e drammatici che hanno le comunità dell’isola? Il ridicolo non è la soluzione, ma è l’arma per demolire, rendere plasticamente inutile un sistema politico.
Quale metodologia mette in risalto La Vardera, che ovviamente fa ancora il suo ruolo di jena per gli amplificatori mediatici? Il meccanismo della spartizione consociativa che non conosce limiti e vergogna nel parlamento siciliano. Soldi per tutti alla Cetto La Qualunque, su tutto senza criterio e simiglio, l’importante è spartire. Ma nessuno si è accorto tra i 70 meno uno della ridicola norma? Nessun ufficio parlamentare ha eccepito alcunché? La Presidenza, l’ufficio del bilancio dormono? Su tutto pesa il dogma della spartizione che unisce amici ed avversari, tutti devono ricevere e votare.

Ma la cosa tremenda, dell’emendamento La Vardera, è il terreno di applicazione. Gli avrebbero dato i soldi lo stesso se metteva una pista da sci a Mondello, borgata che gli piace tanto. Ma lui come terreno del ridicolo ha usato i comuni siciliani. Un milione per i comuni “dotati di ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale”, formulazione inesistente negli Enti locali siciliani, cioè nessun comune in pratica, quindi norma fasulla, solo uno stratagemma.
Poteva prendersela con chiunque La Vardera, con i lidi mafiosi o con la Sanità negata, poteva istituire la sagra del “pruno” che risulta mancante, ma perché scherzare sui comuni, i luoghi in cui abitano i cittadini siciliani, ormai enti allo stremo che ricevono dalla Regione un quinto del finanziamento di 15 anni fa, che non riescono più a raccogliere l’immondizia, assistere gli anziani, illuminare le strade. Anche nello sciacallaggio ci deve essere un’etica. Ma i deputati regionali vivono nel Palazzo dei Normanni, il luogo dove tutto è possibile, e questo gli da alla testa.
Il risultato sarà che sempre meno cittadini andranno al voto, se non quelli attirati dalla demolizione o dalla spartizione per amici e parenti. Se questo è un Parlamento, direbbe Primo Levi, ne possiamo fare a meno.


