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L’Italia invierà armi all’Ucraina a costo zero perché “obsolete”

Pubblicato: 15/01/2026 20:51

Alla Camera il dibattito sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto per la proroga dell’invio di mezzi e armamenti all’Ucraina ha segnato una novità politica non banale: nessuna polemica sul tema, da sempre centrale per le opposizioni, dei fondi “sottratti alla sanità” per finanziare le armi destinate a Kiev. Un silenzio che non è casuale e che trova spiegazione nelle carte ufficiali che accompagnano il nuovo decreto-legge Ucraina.

Nel confronto di giovedì 15 gennaio alla Camera dei deputati, anzi, il registro si è capovolto. Benedetto Della Vedova (+Europa) ha accusato l’Italia di aver fatto meno degli altri grandi Paesi europei: «In questi anni di guerra abbiamo messo meno di 3 miliardi di euro, meno di quanto i contribuenti italiani pagheranno per mandare in pensione due mesi prima i lavoratori nei prossimi tre anni». Anche dal Movimento 5 Stelle il tono è stato diverso dal passato: Marco Pellegrini ha ridimensionato il nodo delle risorse economiche, parlando piuttosto di una “scommessa sulla vita degli ucraini”.

I numeri aiutano a capire perché la polemica si sia spenta. I circa 3 miliardi di euro in quattro anni – poco più di 700 milioni l’anno – rappresentano un impegno limitato. Ma soprattutto la proroga in discussione riguarda il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 31 dicembre 2025, che, secondo la relazione tecnica, non comporta nuovi oneri per le finanze pubbliche.

A chiarirlo nero su bianco è la Ragioneria generale dello Stato, guidata da Daria Perrotta. Nella relazione si legge che i materiali ceduti all’Ucraina sono già nelle disponibilità del Ministero della Difesa e che «non sarà necessario reintegrare» quanto inviato. Eventuali costi accessori saranno coperti con risorse già previste dalla legislazione vigente.

È questo il passaggio chiave: se si trattasse di armi acquistate ex novo – magari da fornitori esteri e poi rimborsate attraverso fondi europei – ci sarebbe comunque un’uscita iniziale per lo Stato italiano. Qui, invece, si parla di mezzi già presenti nei magazzini della Difesa e destinati alla dismissione.

Una formula che richiama quella prevista dall’articolo 311 del codice dell’ordinamento militare, che consente la cessione di materiali d’armamento dichiarati obsoleti per cause tecniche. Armamenti dunque funzionanti, ma non più inseriti nel piano di dotazione delle Forze armate italiane, e che sarebbero comunque stati dismessi.

È per questo che, almeno in questa fase, il tradizionale scontro politico su sanità e spese militari si è dissolto: l’invio di armi all’Ucraina avverrà a costo zero, senza nuove sottrazioni di risorse al bilancio pubblico. Una circostanza che spiega più di molte dichiarazioni il clima insolitamente pacato registrato in Aula.

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