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Vannacci, ipotesi partito. Il manifesto dei salviniani: “Non servono generali”

Pubblicato: 16/01/2026 12:29

Nella cerchia di Matteo Salvini si minimizza lo strappo con Roberto Vannacci. Anzi, alla luce della consistenza limitata della pattuglia di dissidenti sul decreto Ucraina, attorno al leader leghista si tira quasi un sospiro di sollievo. Quello che nei corridoi di Palazzo veniva descritto come un possibile scossone, per ora, resta poco più di un’ipotesi.
Nei giorni scorsi qualcuno aveva persino immaginato la nascita imminente di un gruppo autonomo ispirato al generale diventato vicesegretario del Carroccio. Ma con due o tre deputati al massimo pronti a seguirlo, lo scenario appare lontano. Ufficialmente il rapporto tra Salvini e Vannacci viene definito “sereno” da entrambi i fronti. In realtà, attorno al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, comincia a emergere una certa insofferenza.

Una Lega che prende le distanze dal “mondo al contrario”

C’è una parte del partito che non si sente, e forse non si è mai sentita, in sintonia con l’autore de Il mondo al contrario. Una Lega che ora ritrova voce e prova a delineare un profilo diverso. Ne è prova il manifesto politico che sarà presentato alla kermesse di Roccaraso, in programma dal 23 al 25 gennaio.
L’evento, ufficiale e promosso da Claudio Durigon e Armando Siri, entrambi esponenti di primo piano dell’area salviniana, vedrà la partecipazione di tutti i ministri leghisti e dello stesso Salvini. Nella bozza del manifesto, visionata da la Repubblica e già inviata al segretario per l’approvazione finale, emerge una Lega distante dalle posizioni più identitarie riconducibili a Vannacci.

Il testo delinea un partito dai toni più liberali e meno conflittuali. Sul tema dell’immigrazione, ad esempio, si parla anche di accoglienza, chiarendo che “accogliere significa assumersi responsabilità”, e si invoca la necessità di ingressi programmati. Sul fronte dei diritti civili, il documento afferma che “tutte le forme di convivenza fondate sull’amore rappresentano il motore emotivo, educativo e sociale della comunità”, una presa di posizione che segna una distanza netta dalle affermazioni del generale sui temi Lgbtq+.

“Non servono generali”: il passaggio che fa discutere

Il capitolo dedicato a guerra e sicurezza, tema centrale per Salvini in vista del 2026, contiene un passaggio che non passa inosservato: “Abbiamo bisogno di individui che alimentano lo spirito e non di generali che arruolano eserciti”. Una frase che, pur senza nominarlo, appare come un messaggio diretto a Vannacci.
Nasce così l’ipotesi di un nuovo “correntone” interno? Armando Siri sdrammatizza: “Nessuna corrente, l’unica che ci serve è quella elettrica, soprattutto d’inverno”. Ma poi aggiunge: “Il manifesto è una base di confronto. È normale che ci siano sensibilità diverse, ma abbiamo un segretario capace di fare sintesi”.

Salvini arbitro delle tensioni interne

In effetti, solo Salvini sembra in grado di tenere insieme le diverse anime del partito: l’ala nordista che rialza la testa, il blocco del Sud e i parlamentari più vicini a Vannacci. Le tensioni emerse sul decreto Kiev, però, lasciano il segno.
Il generale, che sui social non risparmia critiche nemmeno al ministro degli Esteri Antonio Tajani, difende la linea dei dissidenti: “I due no alla Camera sono stati coerenti, come me. Le armi a Kiev non sono nell’interesse degli italiani”. Vannacci smentisce l’ipotesi di un gruppo parlamentare autonomo, definendola “speculazione”, ma non chiude del tutto alla possibilità di fondare un proprio partito in futuro. Un’eventualità che inquieta anche Fratelli d’Italia.

La linea del segretario: niente purghe, più collegialità

Alla vigilia del voto, Salvini ha riunito deputati e senatori per serrare i ranghi. “Capisco le opinioni diverse sull’Ucraina, ma siamo un partito di governo e dobbiamo essere responsabili”, ha spiegato. Il decreto, secondo il leader, recepisce tutte le osservazioni della Lega e va sostenuto, nella speranza che sia l’ultimo e che si arrivi presto alla pace.
Nessuna sanzione per i dissidenti: niente espulsioni né procedimenti disciplinari. La linea è troncare e sopire. E per gestire meglio le tensioni, Salvini propone una maggiore collegialità, con l’istituzione di una cabina di regia dei big del partito per coordinare le scelte in un anno cruciale in vista delle prossime elezioni politiche.

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