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“Mi ha fatto bloccare, c’è stata una lite”: Naike Rivelli contro Silvia Toffanin, il motivo è sbalorditivo

Pubblicato: 17/01/2026 16:49

Mentre continua a far discutere l’intervista saltata a Chiara Ferragni a Verissimo, si apre un nuovo fronte polemico che coinvolge Silvia Toffanin. A sollevarlo è Naike Rivelli, figlia di Ornella Muti, che in un’intervista a Fanpage racconta un episodio avvenuto dietro le quinte della trasmissione di Canale 5.
Secondo il racconto di Naike Rivelli, l’episodio si sarebbe verificato prima del suo ingresso in studio. L’attrice e performer afferma di essere stata fermata nei camerini perché indossava una collana con una foglia di marijuana.
Silvia Toffanin mi ha fatto bloccare nei camerini perché avevo una collanina con la foglia di marijuana”, sostiene Rivelli, precisando che a comunicarle la richiesta non sarebbe stata direttamente la conduttrice, ma membri dello staff del programma.

Il significato della collanina e lo scontro con la produzione

Naike Rivelli chiarisce che il ciondolo non aveva alcuna finalità provocatoria o legata alla promozione di sostanze stupefacenti: “Ho 50 anni e non porto una foglia di marijuana al collo per promuovere gli stupefacenti. È il simbolo di un centro medico che aiuta persone affette da diverse patologie”.
La situazione, però, sarebbe rapidamente degenerata. “C’è stata una lite, tanto che me ne ero andata dai camerini”, racconta. Solo in un secondo momento le sarebbe stato consentito di entrare in studio con la collana e di spiegarne pubblicamente il significato.

Il passaggio tagliato dopo la messa in onda

Il punto più controverso, secondo Rivelli, arriva dopo la registrazione. L’attrice sostiene infatti che la spiegazione fornita in studio sia stata tagliata in fase di montaggio.
“L’ho fatto, ma in seguito, subdolamente, hanno tagliato tutta quella parte”, afferma, parlando apertamente di una scelta editoriale che avrebbe alterato il senso del suo intervento.

L’attacco al sistema dei talk show televisivi

La critica di Naike Rivelli va oltre il singolo episodio e investe il funzionamento dei talk show televisivi. “Sono contenitori dove la mia vita viene trasformata a uso e consumo del loro racconto trash”, dichiara, accusando la televisione di costruire narrazioni emotive funzionali allo spettacolo.
“A loro interessa soltanto farti piangere”, aggiunge, riferendosi a un modello televisivo che, a suo giudizio, privilegia il sensazionalismo rispetto all’autenticità.

“Vado in tv solo se posso dire quello che voglio”

Oggi, spiega Rivelli, il suo rapporto con la televisione è cambiato radicalmente. Accetta inviti solo a determinate condizioni: “Posso andare ovunque, ma solo se posso dire quello che mi interessa dire. Altrimenti non ci vado”. La conclusione è netta e senza sconti: “Anche per questo la televisione sta morendo”.
Parole che riaccendono il dibattito sul rapporto tra intrattenimento, libertà degli ospiti e controllo editoriale, in un momento in cui Verissimo è già al centro dell’attenzione mediatica per altre polemiche e interviste mancate.

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