
Non esistono coincidenze. Nel giorno stesso in cui Enzo Napoli firma le dimissioni da sindaco di Salerno, con motivazioni giudicate fragili e destinate – se confermate – a lasciare la città per mesi sotto commissariamento prefettizio, Vincenzo De Luca alza il livello dello scontro politico.
A mezzo social, il governatore sferra uno degli attacchi più duri degli ultimi mesi, colpendo contemporaneamente la giunta regionale guidata da Roberto Fico, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e persino lo stesso Napoli, fino a ieri suo fedelissimo, criticando senza mezzi termini lo stato della città.
Le parole sulla presunta «massoneria deviata» a Napoli fanno scattare reazioni immediate: da Palazzo San Giacomo partono telefonate infuriate verso il Nazareno, mentre una pattuglia di consiglieri comunali Pd si schiera pubblicamente al fianco di Manfredi.
Il Pd irritato: Schlein e Taruffi contro De Luca
Al Nazareno il clima è tutt’altro che disteso. Elly Schlein e Igor Taruffi sono descritti come profondamente indispettiti dall’atteggiamento del governatore campano. Per il Pd, le dimissioni di Enzo Napoli sarebbero una mossa direttamente riconducibile a De Luca, finalizzata ad accelerare il percorso verso le elezioni comunali.
Non a caso, dal partito arriva la richiesta formale di revocare le dimissioni, mentre il compito di mediare ricade su Piero De Luca, stretto tra il vincolo familiare con lo “sceriffo” e le responsabilità politiche del suo ruolo nel partito.
Una situazione che, a rigor di statuto, imporrebbe persino la minaccia di provvedimenti disciplinari nei confronti del padre. Una dinamica che richiama più la tragedia classica che la politica locale: non Edipo a Tebe né Re Lear in Britannia, ma Salerno, con i suoi equilibri sempre più fragili.
Il Pd valuta lo strappo: niente simbolo alle Comunali
La linea che filtra dai vertici dem è durissima. Il Partito Democratico starebbe valutando di non concedere il simbolo a Vincenzo De Luca in vista delle prossime elezioni amministrative di Salerno. Non solo: sul tavolo ci sarebbe anche l’ipotesi di un accordo con il Movimento 5 Stelle per sostenere un candidato alternativo.
Una prospettiva che, per chi conosce De Luca, equivale a gettare benzina sul fuoco. Lo storico quattro volte sindaco di Salerno ha infatti sempre privilegiato le liste civiche, relegando il partito a un ruolo marginale. Celebre il precedente del 2006, quando riuscì a vincere nettamente in città contro una coalizione ufficiale di centrosinistra.
Lo scontro con la giunta Fico e le tensioni nel M5s
Sul fronte regionale, il rapporto tra De Luca e la giunta guidata da Roberto Fico è ormai apertamente conflittuale. Sotto attacco finisce in particolare Claudia Pecoraro, neo assessora regionale all’Ambiente in quota M5s, colpevole – secondo De Luca – di non aver riconosciuto pubblicamente il ruolo di Fulvio Bonavitacola nella riduzione della maxi multa europea sulle ecoballe.
Gli epiteti utilizzati dal governatore – «maleducata» e «miracolata» – alzano ulteriormente la tensione. Il rischio, sempre più concreto, è che il Movimento 5 Stelle decida di rispondere colpo su colpo. I rapporti personali tra De Luca e Giuseppe Conte restano buoni, ma i vertici pentastellati sono molto più sensibili al clima sui social e difficilmente accetteranno che Fico diventi un bersaglio permanente, come già accaduto a Manfredi.
Malumori anche nell’area deluchiana
A complicare ulteriormente il quadro, nelle ultime ore è emerso anche il malcontento di Lucia Fortini, oggi consigliera di “A testa alta” ed ex assessora alla Scuola della giunta De Luca. Fortini non avrebbe gradito l’esclusione dal racconto politico sul via libera ai 346 progetti scolastici per le Pari Opportunità, approvati dal nuovo assessore alla Scuola Andrea Morniroli insieme a Pecoraro.
Un segnale ulteriore di come, attorno alla figura del governatore, si stia aprendo una fase di frizioni multiple, interne ed esterne, che rischiano di esplodere definitivamente con l’avvicinarsi delle elezioni comunali a Salerno.


