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“Autopsie superficiali”. Crans-Montana, parla il legale di Chiara Costanzo

Pubblicato: 19/01/2026 14:29

«Autopsie molto superficiali, abiti restituiti alle famiglie e rinuncia all’esame della salma da parte della Procura». Sono le osservazioni espresse dall’avvocato Vinicio Nardo, che insieme al collega Alfredo Zampogna assiste i familiari di Chiara Costanzo, la studentessa milanese morta nel rogo di Crans-Montana.

Le perplessità riguardano le modalità con cui vengono gestiti gli accertamenti medico-legali nell’inchiesta condotta dalla magistratura del Canton Vallese, che vede indagati Jacques Moretti e Jessica Maric con le accuse di omicidio, incendio e lesioni colpose. Il tema ha sollevato critiche anche in Svizzera, sia da parte di legali di parte civile sia di alcuni organi di stampa.

Secondo quanto riferito da Nardo all’AGI, dagli atti depositati emergerebbe che siano state eseguite solo due autopsie. «Dagli esiti che ho potuto consultare – spiega – si tratta di esami molto sommari, limitati alla constatazione di ustioni e al rinvio a successivi accertamenti tossicologici e istologici».

Il legale sottolinea come nelle relazioni si faccia riferimento a ustioni al viso e alle mani, senza menzione di un’analisi approfondita degli organi interni, considerata in Italia un passaggio fondamentale in casi di questo tipo. Secondo Nardo, gli esami svolti apparirebbero più simili a una constatazione dello stato della salma che a un’autopsia completa.

Ulteriori criticità riguardano la gestione degli abiti delle vittime, restituiti alle famiglie insieme ai corpi. Secondo la difesa, si tratta di un errore procedurale, poiché i vestiti possono fornire elementi utili per ricostruire la causa e la dinamica del decesso, attraverso tracce, lacerazioni o residui.

Dagli atti emerge inoltre che, nel caso del ventenne Léonard Harlant, altra vittima dell’incendio al locale Le Constellation, gli inquirenti abbiano accolto la richiesta dei familiari di non eseguire l’autopsia e di trasferire la salma fuori dalla Svizzera, nel Paese d’origine.

Secondo Nardo, una simile decisione non sarebbe possibile in Italia, dove l’autopsia viene disposta dalla Procura ai fini dell’accertamento dei fatti, prevalendo sulle volontà dei familiari. Il legale evidenzia inoltre come anche la cremazione, a indagini in corso, rappresenti una criticità.

«La salma può essere riesumata e fornire risposte anche dopo molto tempo – osserva – mentre la cremazione elimina definitivamente questa possibilità». Alcune sostanze possono infatti essere individuate anche a distanza di anni, elemento rilevante per lo sviluppo delle indagini.

Il confronto tra sistema svizzero e italiano emerge anche sul piano procedurale. In Italia sono state avviate indagini dalle Procure territorialmente competenti, ma con un procedimento a carico di ignoti, circostanza che potrebbe escludere la partecipazione dei difensori degli indagati agli esami autoptici.

Nel diritto italiano, conclude Nardo, l’autopsia ha un ruolo centrale non solo penale ma anche civilistico, utile per accertare eventuali responsabilità concorrenti, come ritardi nei soccorsi. Il legale richiama infine il periodo della pandemia, durante il quale la scarsità di autopsie avrebbe reso più difficili le ricostruzioni giudiziarie delle cause di morte.

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