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Commissione Difesa, scontro sulle spese militari: 30 miliardi in decreti senza il governo

Pubblicato: 23/01/2026 19:31

Alta tensione in Commissione Difesa alla Camera dei deputati per l’arrivo, nelle ultime settimane, di una raffica di decreti di spesa destinati all’acquisto di armamenti per un valore complessivo vicino ai 30 miliardi di euro. Le opposizioni denunciano l’assenza del governo durante l’esame dei provvedimenti e il Partito Democratico minaccia di bloccare i lavori se la situazione non cambierà.

Nel mirino c’è il Ministero della Difesa, accusato di non inviare i sottosegretari in commissione. Considerati anche gli impegni del ministro Guido Crosetto, l’opposizione parla di una commissione ridotta a “buca delle lettere” chiamata a esprimere pareri su spese miliardarie senza un confronto diretto con l’esecutivo.

Il pacchetto di provvedimenti comprende 4 miliardi per programmi già avviati di ammodernamento di navi, droni e sottomarini. A questi si sono aggiunti 18,6 miliardi per gli Eurofighter, un programma che – secondo le opposizioni – sarebbe passato da una previsione iniziale di 6 miliardi a una cifra triplicata, attirando le critiche del Movimento 5 Stelle.

Nei giorni successivi sono arrivati altri 14 decreti per circa 8 miliardi di euro, che includono l’ammodernamento della portaerei Trieste, delle fregate Fremm e di quattro sottomarini, oltre all’acquisto di droni armati, mortai, lanciarazzi di nuova generazione, carri armati e sistemi antiaerei.

Il Partito Democratico alza il livello dello scontro. «Finché si tratta di rinnovare programmi già approvati – afferma il deputato Stefano Graziano – possiamo discuterne. Ma qui arrivano nuovi acquisti di armi, e senza la presenza del governo in commissione è una situazione gravissima». La minaccia è esplicita: blocco dei lavori se non verrà garantito un confronto politico adeguato.

Il nodo resta la dimensione delle cifre in gioco: da sole, le spese militari all’esame della commissione equivalgono all’intera manovra di bilancio appena approvata. Un dato che alimenta lo scontro politico e riapre il dibattito sulle priorità di spesa e sui meccanismi di controllo parlamentare nelle decisioni strategiche in materia di difesa.

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