
A meno di due mesi dal referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, il quadro che emerge dai sondaggi appare già piuttosto delineato, anche se resta il nodo della bassa affluenza. Secondo l’ultima rilevazione dell’Istituto Noto per Porta a Porta, solo il 45% degli italiani dichiara che andrà a votare, mentre il 49% afferma che non si recherà alle urne. Gli indecisi si attestano al 6%.
Separazione delle carriere: prevale il sì
Entrando nel merito dei quesiti, il dato più rilevante riguarda la separazione delle carriere dei magistrati. Il 59% degli intervistati si è detto favorevole alla conferma della legge così come approvata dal Parlamento, mentre il 41% voterebbe no, optando quindi per l’abrogazione.
Un risultato che, allo stato attuale, indica un vantaggio netto dei favorevoli, in un contesto però caratterizzato da una partecipazione elettorale ancora incerta.
Due Csm distinti: maggioranza favorevole, consensi anche per l’Alta Corte disciplinare
Alla domanda sull’introduzione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i pubblici ministeri e uno per i magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, il 53% degli intervistati ha risposto sì. I contrari sono il 24%, mentre il 23% dichiara di non avere ancora un’opinione.
Consensi anche per l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre scelti tra professori universitari e avvocati con almeno 20 anni di anzianità, estratti a sorte da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune, e nove magistrati sorteggiati tra pubblici ministeri e giudici.
Su questa proposta, il 55% degli italiani si è detto favorevole, mentre il 28% è contrario. La quota dei non sa si ferma al 22%.
Composizione dei Consigli: sì al sorteggio per due terzi
Infine, sul quesito relativo alla composizione dei due Consigli superiori — con due terzi dei membri magistrati sorteggiati all’interno della categoria e un terzo formato da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di attività professionale, anch’essi sorteggiati da un elenco approvato dal Parlamento — il 55% degli italiani si è espresso a favore. I contrari sono il 24%, mentre il 21% resta indeciso.
I dati fotografano dunque un orientamento complessivamente favorevole alla riforma, ma con una partecipazione prevista ancora bassa, che potrebbe rivelarsi decisiva per l’esito finale del referendum.


