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Frana di Niscemi, il geologo Monaco: “Fenomeno enorme e difficilmente contenibile”

Pubblicato: 02/02/2026 15:16

La frana che ha colpito Niscemi è un evento di dimensioni eccezionali e al momento difficilmente contenibile. A spiegarlo è Carmelo Monaco, professore ordinario di Geologia Strutturale all’Università di Catania, docente di Rischi Geologici e referente della Società geologica italiana.
Secondo l’esperto, il dissesto è legato allo scivolamento verso valle delle argille sottostanti, che ha coinvolto il “piastrone” di sabbie malcementate su cui sorge l’abitato. Questo movimento ha provocato lo scalzamento alla base delle sabbie e il conseguente arretramento progressivo della corona di frana.
In attesa di indagini più approfondite, Monaco chiarisce che si tratta di una frana composta, ovvero la combinazione di due meccanismi diversi: uno scivolamento rotazionale nella parte alta, che causa il basculamento verso monte del contatto tra argille e sabbie, e uno scivolamento planare nella parte bassa, all’interno delle argille, con inclinazione verso valle, che trascina l’intero corpo di frana.

Le cause del dissesto

Il coronamento della frana supera i quattro chilometri di lunghezza. L’innesco sarebbe stato favorito da una serie di fattori concomitanti: le infiltrazioni d’acqua dovute alle recenti precipitazioni, arrivate dopo un lungo periodo di siccità, l’acqua che filtra dalle sabbie sovrastanti e anche acque reflue sversate sul pendio.
Questi elementi, agendo insieme, hanno provocato l’appesantimento del terreno e la riduzione della resistenza al taglio lungo un piano di scorrimento già esistente nelle argille, facilitando così il movimento franoso.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Anche se la fase più violenta sembra essersi attenuata, continuano i crolli lungo il coronamento. Le abitazioni costruite in prossimità del ciglio della scarpata restano quindi ad alto rischio e non si esclude che l’arretramento possa coinvolgere in futuro anche edifici attualmente più arretrati.
Nel breve periodo gli esperti si aspettano un ulteriore arretramento per crollo della scarpata sabbiosa appena formatasi lungo il coronamento. In questa zona si trova anche il monumento che ricorda la chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del 1997, oggi in equilibrio precario sul nuovo fronte franoso.
La scarpata tenderà progressivamente ad assumere un angolo di riposo più stabile, compreso tra i 30 e i 45 gradi, ma il processo potrebbe richiedere tempo ed essere accompagnato da nuovi cedimenti superficiali.

Area interdetta e incertezze sull’evoluzione profonda

Più complesso è prevedere l’evoluzione della superficie di scorrimento in profondità, all’interno delle argille. Proprio per questa incertezza è stata interdetta una fascia di 150 metri dal ciglio della scarpata, misura ritenuta necessaria in attesa di monitoraggi più accurati.
Secondo Monaco, solo attraverso rilievi geologici dettagliati, indagini geotecniche e sistemi di controllo continuo sarà possibile stimare con maggiore precisione l’eventuale arretramento verso l’abitato e definire strategie di mitigazione del rischio.
Per ora resta alta l’attenzione su un fenomeno che, per estensione e dinamica, rappresenta una delle emergenze geologiche più delicate degli ultimi anni nell’area.

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