Vai al contenuto

Sparatoria a Rogoredo: quattro poliziotti indagati, ma l’uso delle armi è legittimo

Pubblicato: 02/02/2026 19:11

Il quartiere milanese di Rogoredo è stato teatro di una violenta sparatoria che ha coinvolto le forze dell’ordine e un uomo di trenta anni di nazionalità cinese. L’episodio ha generato una immediata risposta giudiziaria con l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro poliziotti appartenenti alle Unità operative di primo intervento, comunemente note come Uopi. Si tratta di un atto dovuto in presenza di lesioni gravi, sebbene la magistratura abbia già delineato una cornice giuridica specifica che potrebbe portare alla rapida chiusura della posizione degli agenti coinvolti nella vicenda.

La dinamica dell’intervento e le tutele legali

L’accusa formale ipotizzata dalla Procura di Milano è quella di concorso in lesioni colpose, ma il dato rilevante risiede nella contestuale applicazione della scriminante dell’uso legittimo delle armi. Questo elemento giuridico indica che i poliziotti hanno agito seguendo i protocolli previsti dalla legge per rispondere a una minaccia concreta e imminente. Il fascicolo d’indagine è coordinato dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Simona Ferraiuolo, i quali stanno analizzando i rilievi effettuati dalla Squadra mobile sul luogo del conflitto a fuoco. La procedura di garanzia serve proprio a verificare che ogni colpo esploso sia stato una risposta proporzionata all’offesa ricevuta durante il servizio di pattugliamento.

Mentre la posizione dei poliziotti appare orientata verso l’archiviazione, la situazione del trentenne Liu Wenham è estremamente critica sia sotto il profilo sanitario che legale. L’uomo è attualmente indagato per una serie di reati pesantissimi che includono il tentato omicidio, la rapina e le lesioni aggravate. A queste accuse si aggiungono le minacce gravi e il porto abusivo d’arma. Gli inquirenti hanno ricostruito che l’arma utilizzata dal trentenne era stata sottratta poco prima a una guardia giurata, aggredita brutalmente con una mazza di ferro in via Caviglia. Le condizioni dell’indagato restano gravissime a causa delle ferite riportate durante lo scontro finale con le unità speciali.

La ricostruzione dei momenti precedenti lo scontro

Le indagini condotte dalla Squadra mobile hanno permesso di mappare con precisione gli spostamenti di Liu Wenham nel pomeriggio di domenica. Subito dopo aver rapinato il vigilante, l’uomo è stato visto camminare per le strade di Rogoredo impugnando apertamente la pistola semiautomatica. In un crescendo di tensione, il soggetto è entrato all’interno di un condominio della zona arrivando a bussare con estrema violenza alle porte di alcuni appartamenti. Un residente, dopo aver aperto la porta e aver visto l’uomo armato, ha lanciato l’allarme permettendo alla centrale operativa di inviare immediatamente le pattuglie sul posto.

Il primo contatto tra l’uomo e la Volante della Questura è avvenuto in strada. Liu Wenham non ha mostrato segni di resa e ha anzi scarrellato l’arma per mettere il colpo in canna, puntandola direttamente contro i poliziotti. Gli agenti di base hanno scelto di mettersi in sicurezza e attendere il supporto delle unità Uopi, dotate di veicoli blindati e armamento pesante per gestire situazioni ad alto rischio. Nonostante i tentativi di dissuasione, il trentenne ha esploso un proiettile che ha colpito il parafango anteriore della Land Rover d’ordinanza. A quel punto è scattata la risposta della polizia che ha esploso alcuni colpi per neutralizzare la minaccia, colpendo l’aggressore al braccio e al volto.

Gli accertamenti tecnici sulla scena del crimine

L’area di Rogoredo è rimasta isolata per ore per consentire agli esperti della scientifica di raccogliere ogni reperto utile a confermare la traiettoria dei proiettili e la sequenza temporale degli spari. Le testimonianze dei residenti e i video delle telecamere di sorveglianza presenti nel quartiere sono stati acquisiti per integrare il quadro probatorio. La magistratura intende chiarire ogni singolo istante della vicenda, dalla prima aggressione ai danni del vigilante fino all’ultimo colpo esploso davanti al mezzo blindato. Questo lavoro minuzioso servirà a blindare la tesi dell’uso legittimo delle armi da parte degli agenti operanti, confermando che l’azione è stata necessaria per proteggere la pubblica incolumità e la vita degli stessi operatori di polizia.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure