
Il caso dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina continua a far discutere e ora entra ufficialmente in una fase di verifica istituzionale. La posizione del Vaticano è netta: quell’immagine non può restare così com’è. E lo stesso vale per gli organismi civili preposti alla tutela del patrimonio artistico.
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La linea del Vaticano e il richiamo all’arte sacra
Dalla Santa Sede è arrivato un messaggio chiaro, sia attraverso interlocuzioni riservate sia con prese di posizione pubbliche. Il cardinale Baldo Reina, in una nota, ha ribadito con fermezza che le immagini dell’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o di strumentalizzazioni, poiché destinate esclusivamente alla vita liturgica. Un principio che, nella lettura vaticana, rende inevitabile il ripristino dell’iconografia originaria dell’angelo.
Anche monsignor Daniele Micheletti è stato coinvolto direttamente nel confronto con gli uffici del Vicariato. In una telefonata avvenuta nelle scorse ore con i tecnici ecclesiastici, è stato ribadito che l’affresco della cappella del Crocifisso deve tornare allo stato precedente all’intervento contestato.

L’intervento della soprintendenza e l’indagine aperta
Parallelamente si muove la soprintendenza speciale di Roma, che su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli ha avviato un’attività di ricerca d’archivio. L’obiettivo è individuare fotografie o disegni progettuali dell’opera realizzata nel 2000, così da avere un riferimento certo per il ripristino. I Beni culturali hanno aperto un’indagine interna: se verrà accertata una trasformazione non autorizzata, l’immagine dovrà essere riportata alla versione originale.
Secondo quanto emerso, la necessità condivisa è quella di trovare una soluzione che chiuda la vicenda senza ulteriori strappi. Lo stesso monsignor Micheletti, in un colloquio con i tecnici del Vicariato, avrebbe convenuto sulla modifica del dipinto come via d’uscita.

Le posizioni del parroco e del decoratore
Il parroco della chiesa, pur riconoscendo la necessità di una soluzione, ha minimizzato il peso simbolico del caso, sottolineando di non voler “restare incastrato sul viso di un angelo” e ricordando che non esisterebbe una norma canonica esplicita che vieti l’uso di un volto riconoscibile. Ha inoltre escluso conseguenze personali immediate, chiarendo che un’eventuale rimozione richiederebbe un procedimento formale.
Intanto il decoratore Bruno Valentinetti, autore dell’intervento, ha raccontato l’episodio con toni ironici in un intervento radiofonico, descrivendo la scelta come frutto di un’ispirazione quasi onirica. Sarà però lo stesso Valentinetti, secondo quanto riferito, a rimettere mano all’opera nel caso venga disposto il ripristino.
Proprietà, vincoli e responsabilità
La chiesa di San Lorenzo in Lucina è di proprietà del Fondo edifici di culto, che fa capo al Ministero dell’Interno. In quanto bene vincolato, resta sotto la responsabilità della soprintendenza, mentre sul piano liturgico risponde al Vicariato. Proprio quest’ultimo ha precisato di essere stato informato, fin dal 2023, di un intervento di restauro che non avrebbe dovuto modificare l’affresco del 2000. La variazione del volto del cherubino, secondo questa ricostruzione, sarebbe quindi avvenuta senza comunicazioni agli organismi competenti.
Una vicenda che intreccia arte, religione e istituzioni e che ora attende l’esito delle verifiche ufficiali, con un punto fermo già tracciato: l’angelo, prima o poi, dovrà tornare com’era.


