
Un secolo abbondante di vita attraversato con lucidità, ironia e una memoria sorprendentemente nitida. Glauco Marzari, 105 anni compiuti lo scorso 18 gennaio, è il protagonista di una lunga intervista al Corriere della Sera che diventa racconto umano, storico e civile. L’incontro avviene nel salotto della sua casa di Sanremo, pochi giorni dopo i festeggiamenti ufficiali per il compleanno, celebrati insieme alla moglie Gelsa, ai nipoti e alla visita del sindaco Alessandro Mager, che gli ha consegnato un libro e una pergamena a nome della città.
La cornice è domestica, intima, ma il contenuto dell’intervista attraversa oltre cento anni di storia italiana ed europea, dalla guerra ai lager, dalla ricostruzione economica ai cambiamenti sociali, fino alle riflessioni sulla tecnologia e sul senso stesso della vita.
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Una longevità costruita nella quotidianità
Alla base dei suoi 105 anni, racconta Marzari, non ci sono segreti miracolosi ma abitudini semplici e regolari. Alimentazione, innanzitutto: colazione con latte e caffè, pasti equilibrati a base di pasta, proteine, verdure, minestre serali, frutta e yogurt ogni giorno. Nessun alcol, una vita da astemio, e il fumo abbandonato solo di recente, dopo una grave broncopolmonite. Anche lo sport ha avuto un ruolo centrale: nuoto quotidiano per decenni e tuffi dalla piattaforma, praticati fino a un’età che sfida ogni statistica.
La sua è una longevità attiva, mai passiva, costruita su disciplina, curiosità e una costante voglia di movimento, fisico e mentale.

Dall’infanzia difficile alla guerra
L’intervista al Corriere della Sera ripercorre anche un’infanzia segnata da perdite precoci e da una figura paterna distante. Giochi solitari, fantasia e ingegno hanno accompagnato i suoi primi anni, molto prima che la storia irrompesse con violenza nella sua vita.
Arruolato nel 1940, mentre studiava Chimica all’università, Marzari viene inviato sul fronte greco-albanese e poi a Durazzo, con responsabilità di comando su mezzi militari dell’Esercito italiano. L’8 settembre 1943 segna la svolta: rifiuta di continuare a combattere e sceglie la prigionia. Dopo la distruzione dei mezzi affidati al suo comando, viene deportato nei campi di prigionia tedeschi.
Nel lager di Wietzendorf conosce anche Giovannino Guareschi, allora ancora lontano dalla notorietà. Fame, freddo e lavori forzati scandiscono i giorni, fino alla liberazione e a un lento ritorno alla vita, segnato dalla necessità di reimparare persino a mangiare.
Dal lavoro all’amore, una nuova vita a Sanremo
Il dopoguerra apre una fase diversa. Dopo il matrimonio con la prima moglie e l’esperienza nella Trieste del Territorio Libero, Marzari si avvicina al mondo della torrefazione del caffè. È questo percorso professionale a portarlo a Sanremo, dove rileva un’attività destinata a diventare parte della sua nuova identità.
Nel 1970 l’incontro decisivo: sulla spiaggia conosce Gelsa, scambiato per un bagnino. Da quel momento nasce una storia d’amore che dura da oltre cinquant’anni e che lui stesso definisce la parte più felice della sua esistenza. Un’unione fatta di complicità, rispetto e di un’intimità che, pur cambiando nel tempo, non si è mai spenta.

Tecnologia, politica e senso della vita
Nell’intervista non mancano riflessioni sul presente. Smartphone e nuove tecnologie vengono osservati con attenzione critica: strumenti utili, ma capaci di rendere le persone più sole se usati senza misura. Più positivo il giudizio sul computer, diventato parte della vita quotidiana grazie alla moglie, descritta come segretaria, infermiera e compagna insostituibile.
C’è spazio anche per la politica, affrontata con il distacco di chi ha vissuto regimi, monarchia e repubblica, senza rinunciare a opinioni nette su uomini e stagioni della storia italiana. E infine la morte, tema che Marzari liquida con serenità disarmante: per lui non esiste una fine, ma una continuità naturale della vita.
A 105 anni, la voce di Glauco Marzari non è solo una testimonianza del passato, ma un racconto lucido e vitale che, attraverso l’intervista al Corriere della Sera, restituisce il senso profondo di un’esistenza attraversata senza mai smettere di osservare, pensare e amare.


