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“Ha paura che…”. Garlasco, il timore della madre di Chiara Poggi nelle intercettazioni

Pubblicato: 04/02/2026 15:13

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a restare un terreno scivoloso: si accumulano analisi, consulenze e simulazioni, ma il quadro generale sembra non trovare un punto di svolta.

E mentre il dibattito tecnico si allarga, l’attenzione resta concentrata soprattutto su Alberto Stasi, più di quanto accada su altri nomi emersi nel tempo.

Un caso che non smette di riaprirsi

Il paradosso è evidente: più aumentano gli approfondimenti scientifici, più la vicenda appare intrappolata nello stesso perimetro. Eppure, nei primi anni dopo il delitto, i dubbi erano ancora più ampi e l’orizzonte dei sospetti molto meno ristretto.

Lo raccontano anche atti che oggi tornano d’attualità, come una intercettazione del 2007 citata da Mowmag.com: un documento che restituisce il clima di paura e incertezza di quei mesi.

Chiara Poggi, immagine collegata al caso Garlasco

Le parole di Rita Preda ai Carabinieri

Nell’intercettazione emerge il pensiero della madre di Chiara, Rita Preda, e un timore intimo, difficile da sostenere. “La mamma di Chiara spera che si trovi il colpevole, ma nello stesso tempo ha paura di saperlo, specialmente se si trattasse di un familiare ad avere fatto tutto questo. Spera che si sia trattato di un furto che si è trasformato nella tragedia”.

Parole che oggi pesano anche per quello che raccontano dell’epoca: i dubbi erano reali e l’angoscia non risparmiava nemmeno la famiglia della vittima.

Alberto Stasi e Chiara Poggi, foto legata al caso Garlasco

La posizione dei Poggi oggi: “È stato Stasi”

Quel clima appare lontanissimo dall’attuale posizione della famiglia Poggi, che non arretra rispetto alla convinzione che a uccidere Chiara sia stato Alberto Stasi. Una certezza che non solo resta, ma viene rilanciata anche con nuove iniziative sul piano giudiziario.

In questa cornice, ogni consulenza di parte sembra orientata a rafforzare la responsabilità già accertata, più che a rimetterla in discussione.

I genitori di Chiara Poggi nel contesto del giallo di Garlasco

La terza consulenza tecnica e il nodo della scena del crimine

È qui che si inserisce la terza consulenza tecnica commissionata in poche settimane. Questa volta l’attenzione torna sulla scena del crimine e su un passaggio centrale di tutti i processi: la camminata di Stasi nella villetta di via Pascoli.

Secondo i consulenti dei Poggi, Stasi non avrebbe potuto evitare la grande traccia di sangue presente sul cosiddetto gradino zero, davanti alla porta che conduce al seminterrato dove fu trovato il corpo.

Le simulazioni digitali e le vecchie contraddizioni

Le nuove simulazioni digitali, basate sulla sovrapposizione delle immagini delle macchie ematiche con i movimenti attribuiti a Stasi, mettono in crisi l’ipotesi della “camminata pulita” ritenuta possibile nelle perizie del 2009. In questa ricostruzione, quelle scarpe non avrebbero potuto restare prive di tracce.

Ma il punto riapre anche una contraddizione già emersa: le scarpe di almeno due Carabinieri entrati nella villetta il 13 agosto 2007 risultarono senza tracce ematiche.

Il richiamo del giudice Vitelli

Come ha ricordato di recente il giudice di primo grado Stefano Vitelli, è certo che Stasi abbia calpestato sangue, ma non è escluso che quelle tracce possano essere scomparse, come avvenuto anche per altri presenti sulla scena dopo la scoperta del corpo.

Un dettaglio che rende la questione meno lineare di quanto, oggi, venga spesso rappresentato nel confronto pubblico.

Una strategia per blindare la condanna

Dietro le nuove mosse, però, non c’è soltanto un confronto tecnico. È una strategia precisa: le consulenze della famiglia Poggi non sembrano orientate a rafforzare l’indagine su Andrea Sempio, tuttora formalmente indagato, quanto piuttosto a blindare la responsabilità di Stasi in vista di qualsiasi tentativo di revisione del processo.

Lo suggeriscono anche le nuove analisi informatiche sui computer di Chiara e Alberto: secondo queste verifiche, la sera prima del delitto la ragazza avrebbe visionato per pochi secondi l’anteprima di una foto contenuta in una cartella con materiale pornografico adulto del fidanzato.

La Procura di Pavia e l’attesa della relazione super partes

Intanto l’indagine su Sempio resta sospesa. La Procura di Pavia attende la relazione super partes della dottoressa Cristina Cattaneo prima di decidere se archiviare o rinviare a giudizio.

Una decisione che potrebbe arrivare a breve, anche se per la famiglia Poggi il caso non è mai stato davvero riaperto. Eppure non può dirsi nemmeno chiuso: Stasi è già stato condannato, sta scontando la pena e non potrà essere giudicato di nuovo per lo stesso delitto. È in questo spazio sospeso, tra certezze proclamate e dubbi mai dissolti, che il giallo di Garlasco continua a vivere.

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Ultimo Aggiornamento: 04/02/2026 15:14

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