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Askatasuna, Piantedosi spinge sul fermo preventivo: “Contro i violenti servono strumenti giuridici chiari”

Pubblicato: 04/02/2026 17:07

Dopo gli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio scorso, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rilancia la linea della fermezza e chiede un rafforzamento degli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine. Nelle comunicazioni al Senato, il titolare del Viminale ha parlato apertamente della necessità di introdurre un fermo preventivo per bloccare chi è determinato a creare disordini prima che possa entrare in azione.

“Per fermare preventivamente serve il fermo preventivo”

«Per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve una norma che consenta un vero ed efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo», ha affermato Piantedosi in Aula.

Il ministro ha confermato che il governo intende muoversi in questa direzione, introducendo una misura mirata a impedire che soggetti già noti per comportamenti violenti possano infiltrarsi nelle manifestazioni. L’obiettivo, ha spiegato, è tutelare il diritto a protestare in modo pacifico, isolando chi punta invece allo scontro.

«È arrivato il momento di tracciare una netta linea di demarcazione: da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e di chi vi partecipa», ha aggiunto.

La linea del governo e l’appello alla responsabilità

Secondo Piantedosi, il percorso avviato dall’esecutivo richiede il contributo responsabile di tutti gli attori istituzionali, politici e sociali. Il fermo preventivo viene presentato come uno strumento di tutela collettiva, pensato per intervenire prima che la violenza esploda, evitando così conseguenze più gravi per cittadini, manifestanti e operatori delle forze dell’ordine.

La misura, nelle intenzioni del Viminale, dovrebbe colpire chi è già conosciuto per precedenti condotte aggressive, riducendo il rischio che gruppi organizzati riescano a trasformare cortei e iniziative pubbliche in scenari di guerriglia urbana.

“Indegne le insinuazioni contro il governo”

Nel suo intervento al Senato, il ministro ha respinto con forza le accuse secondo cui le violenze sarebbero state in qualche modo favorite o tollerate dall’esecutivo per agevolare l’approvazione di nuove norme sulla sicurezza.

«C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo. È un’accusa evidentemente grave e strumentale», ha dichiarato Piantedosi, definendo queste ricostruzioni «indegne e prive di qualsiasi riscontro nella realtà».

Il ministro ha ricordato come gli episodi di violenza di matrice antagonista, legati anche ad ambienti come Askatasuna e ad altri centri sociali, non siano un fenomeno recente. «Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità», ha sottolineato, richiamando le mobilitazioni che nel tempo hanno accompagnato temi diversi, dalle grandi opere alle questioni ambientali, dall’immigrazione al Medio Oriente.

Per il Viminale, dunque, il fermo preventivo rappresenta un passaggio chiave per rafforzare la capacità dello Stato di intervenire in anticipo, isolando i violenti e salvaguardando il diritto dei cittadini a manifestare in modo pacifico.

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