
È morto all’età di 86 anni Cesare Castellotti, storico giornalista sportivo e volto amatissimo di “90° Minuto” su Rai 1, dove per decenni è stato il punto di riferimento da Torino per il racconto del calcio piemontese.
Castellotti aveva seguito da cronista cinque Mondiali di calcio e sei Olimpiadi, raccontando alcune delle pagine più importanti dello sport italiano e internazionale. Tra queste, l’ultimo scudetto del Torino e le grandi imprese della Juventus di Giovanni Trapattoni, che segnarono un’epoca.
Il suo nome è indissolubilmente legato a “90° Minuto”, lo storico programma allora condotto da Paolo Valenti, per il quale era corrispondente delle squadre torinesi, diventando uno dei volti più riconoscibili e autorevoli del panorama sportivo televisivo.
Nel corso della carriera aveva lavorato anche per il Tg3 Piemonte, dove conduceva la trasmissione “Piemonte Sport”, occupandosi non solo di calcio ma anche di basket, golf e pallavolo, discipline che seguiva con competenza e passione.

Andato in pensione nel 1999, Castellotti non aveva mai smesso di essere un punto di riferimento per il giornalismo sportivo torinese, lasciando un’eredità professionale fatta di rigore, eleganza e grande rispetto per il racconto sportivo.
La sua popolarità aveva superato i confini della cronaca sportiva, tanto da diventare oggetto di una celebre imitazione di Teo Teocoli, che lo trasformò nel personaggio di Gianduja Vettorello, entrato nell’immaginario televisivo degli anni Ottanta e Novanta.
A ricordarlo con parole affettuose è stato Carlo Nesti, storico giornalista Rai, che sui social ha sottolineato il lungo rapporto professionale: «È stato il mio caposervizio per quasi vent’anni, grande e nobile professionista».
Castellotti, ricorda Nesti, era stato prima segretario di redazione e poi per circa vent’anni capo-servizio del nucleo sportivo Rai di Torino, guidando una squadra di giornalisti che ha segnato una stagione importante del servizio pubblico.
Grande appassionato di golf, sport che amava forse più del calcio, e innamorato del Brasile, che considerava la sua “terra promessa”, Cesare Castellotti lascia un vuoto profondo nel mondo del giornalismo sportivo italiano, che oggi lo saluta con riconoscenza e rispetto.


