
Lo sdoganamento è partito. Non siamo ancora al “compagno Vannacci”, ma poco ci manca. La sinistra mediatica ha iniziato a trattare Roberto Vannacci come un soggetto politico vero, quasi un leader emergente, il capo di una nuova area nera pronta a correre in autonomia. A certificare il cambio di clima arriva anche un sondaggio Youtrend, rilanciato con grande evidenza, che accredita il generale di un 4,2 per cento potenziale: abbastanza per superare eventuali sbarramenti della futura legge elettorale e, soprattutto, per diventare decisivo in alcuni collegi uninominali.
È questo lo scenario che piace ai “compagni”: un Vannacci in volo solitario, capace di sottrarre voti al centrodestra e di complicare la corsa di Giorgia Meloni. Il resto, dalla rottura con la Lega alle accuse di tradimento, viene archiviato come dettaglio marginale, al massimo come incidente di percorso.
Dalle curve nere alla Lega, fino agli abboccamenti a sinistra
Il curriculum politico del generale è ormai un catalogo di slalom. Prima l’avvicinamento a Forza Nuova, poi la scelta più conveniente dell’area leghista, fino alla scalata interna al partito tra perplessità e abbandoni dei suoi sostenitori, poco inclini a mescolarsi con le truppe salviniane.
Ma il creativo europarlamentare non si è limitato a giocare su un solo tavolo. Dall’altra parte dell’emiciclo ha avviato un dialogo fitto con Marco Rizzo e con Democrazia Sovrana e Popolare, una scheggia dell’ultrasinistra. Per mesi la strana coppia ha duettato tra incontri pubblici e serate politiche, fino al passaggio più eloquente: alle Regionali umbre di fine 2024, Vannacci si è sfilato con disinvoltura dal vincolo leghista indicando apertamente il partitino di Rizzo.
Tutto a sinistra per poi tornare a destra, o forse il contrario. In mezzo, anche qualche contatto con Matteo Renzi, che avrebbe visto in lui l’occasione perfetta per rompere le uova nel paniere del centrodestra. Renzi smentisce, ma la voce circola: l’ex premier lo avrebbe incoraggiato a tentare l’avventura in proprio. È uno schema già visto: la sinistra corteggia pezzi della destra che possono tornare utili per indebolire la destra che governa.
La strategia delle porte aperte
A raccontare la cifra politica del personaggio è Marco Belviso, ex coordinatore del Nord-est del Mondo al contrario. “Un giorno gli feci notare che nel suo percorso c’erano troppe capriole. Mi rispose secco: non mi importa se i voti arrivano da destra o da sinistra, l’importante è che mi scelgano”.
È la sintesi perfetta del metodo Vannacci. Ha costruito un profilo da anti leghista per intercettare una base composta in larga parte da militari di origine meridionale, poco propensi a seguire Salvini. Poi è entrato nella Lega fino a diventarne vicesegretario. Ora vira di nuovo. E difficilmente sarà l’ultima giravolta.
Non è escluso, osserva ancora Belviso, che dopo Rizzo possano arrivare altri abboccamenti, magari con spezzoni della diaspora grillina in cerca di uno strapuntino. Giocare di sponda conviene a molti: a lui, per guadagnare spazio e visibilità, e a settori della galassia progressista, per indebolire il campo avversario.
Dal “mondo al contrario” al profilo ecumenico
A rendere il quadro ancora più fluido c’è la metamorfosi pubblica del generale. Dopo aver scritto Il mondo al contrario, manifesto identitario delle tradizioni più rigide, Vannacci ha iniziato a smussare gli angoli. Nell’aprile 2024, mentre alcuni suoi sostenitori attaccavano un evento promosso dal deputato Pd Alessandro Zan, lui invitava sorprendentemente ad abbassare i toni.
“Ti chiedo di non usare il mio nome per manifestazioni anti Lgbtq”, scriveva. “Essere per la libertà di pensiero vuol dire anche questo”. Un messaggio che oggi assume tutt’altro significato: non svolta culturale, ma abilità manovriera nel tenere aperte tutte le porte.
Il vero obiettivo
Dialogo sincero o strategia di posizionamento? La risposta sta nei numeri. I sondaggi che lo relegavano allo zero virgola, peggio di Soumahoro, sono già archiviati. Ora Vannacci viene raccontato come possibile ago della bilancia.
Ed è proprio questo il punto. Più che portarlo al governo, a sinistra interessa vederlo decollare abbastanza da fare danni al centrodestra. Non serve che vinca. Basta che voli.


