
Un silenzio irreale ha avvolto oggi la comunità di Anguillara Sabazia, riunita per dare l’estremo saluto a Federica Torzullo, la donna di quarantun anni la cui vita è stata spezzata dalla furia dell’ex marito, Claudio Carlomagno, tra l’8 e il 9 gennaio scorso. La cittadina a nord della Capitale si è fermata per onorare una ferita che appare ancora troppo profonda per essere rimarginata, trasformando il dolore privato in una partecipazione collettiva che ha visto convergere verso la chiesa Regina Pacis centinaia di persone tra amici, parenti, vicini di casa e semplici commercianti locali.
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L’affluenza è stata tale da saturare l’area ben prima dell’inizio della funzione, fissata per le ore 14:00 di questo sabato 7 febbraio. Già dalla tarda mattinata, un flusso costante di cittadini ha iniziato a presidiare il sagrato, lo stesso luogo che soltanto una settimana prima aveva ospitato le esequie di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori dell’omicida, morti suicidi a seguito del tragico evento. Questo incrocio di lutti ha segnato profondamente il tessuto sociale locale, portando il sindaco Angelo Pizzigallo a proclamare ufficialmente il lutto cittadino. Il primo cittadino, che ricopre inoltre il ruolo di tutore legale del figlio della coppia — attualmente affidato ai nonni materni — ha espresso nei giorni scorsi attraverso i canali social il senso di smarrimento di un’intera popolazione di fronte a una tragedia di simili proporzioni.

Una cerimonia tra palloncini e ricordi
I preparativi per l’addio sono iniziati a mezzogiorno, quando i primi omaggi floreali sono stati deposti davanti all’altare. All’esterno della struttura religiosa, l’atmosfera era carica di commozione, resa visibile da una distesa di palloncini blu e gialli, intervallati da alcuni cuori rossi, destinati a essere liberati in volo al termine del rito funebre come simbolo di una libertà brutalmente sottratta. All’arrivo della salma, puntuale secondo il programma, il dolore si è fatto tangibile tra i presenti che hanno scortato il feretro all’interno della navata.
Particolarmente toccanti sono state le testimonianze dei colleghi di lavoro di Federica, ancora increduli per quanto accaduto. Alcuni di loro hanno ricordato gli ultimi istanti di normalità, come quel caffè consumato insieme l’8 gennaio, poche ore prima del delitto. La preoccupazione nata dal mancato appuntamento del giorno successivo si è trasformata in un incubo che nessuno avrebbe mai voluto vivere. La figura della donna è stata descritta come quella di una persona integrata e amata, la cui scomparsa lascia un vuoto incolmabile non solo nella famiglia, ma in tutto l’ambiente professionale che frequentava quotidianamente.

Le parole di don Quattrini contro la violenza
Durante la celebrazione, ancora in corso, il parroco don Quattrini ha pronunciato un’omelia densa di significato etico e sociale. Il sacerdote ha rivolto un monito severo all’assemblea e alla pubblica opinione, stigmatizzando l’eccesso di parole e la mancanza di rispetto che spesso circondano questi drammi. Il parroco ha chiesto perdono per le opinioni superflue e per il rumore mediatico che ha talvolta calpestato la dignità della vittima e dei suoi cari.
“Quanto tempo ancora dovrà passare prima di riuscire a comprendere che il male produce altro male?”, ha interrogato il sacerdote, sottolineando come l’unica via per un futuro migliore risieda nel sovvertire questa tendenza alla violenza. Le sue parole hanno risuonato in una chiesa gremita e attenta, invitando alla riflessione su come la comunità possa elaborare un evento così traumatico senza cadere nel giudizio facile o nel risentimento distruttivo. Il femminicidio di Federica Torzullo resta dunque una ferita aperta che interroga le coscienze, mentre Anguillara Sabazia si stringe attorno al piccolo rimasto orfano e a una famiglia distrutta da una sequenza di eventi senza ritorno.


