
È equilibrio quasi perfetto tra favorevoli e contrari nel referendum sulla riforma della giustizia, secondo l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7. A circa un mese e mezzo dalla consultazione, in programma il 22 e 23 marzo 2026, il quadro che emerge è quello di una sfida apertissima.
Il rilevamento fotografa un Paese diviso, con uno scarto minimo tra Sì e No, destinato a rendere decisivo il comportamento degli elettori ancora indecisi nelle settimane che precederanno il voto.
Secondo il sondaggio, l’affluenza prevista si colloca tra il 46% e il 50%, una soglia significativa per una consultazione referendaria che punta a modificare in modo strutturale l’assetto della magistratura.
Nel dettaglio, il Sì, che sostiene la conferma della riforma e prevede tra i punti centrali la separazione delle carriere dei magistrati, si attesta al 38% delle intenzioni di voto.
Il No, favorevole alla bocciatura della riforma, segue a brevissima distanza con il 37%, confermando una polarizzazione netta dell’elettorato sul tema della giustizia.

A pesare in modo determinante sull’esito finale è però l’ampia quota di indecisi, che secondo Swg rappresenta ben il 25% di chi dichiara che andrà a votare ma non ha ancora scelto cosa barrare sulla scheda.
Una percentuale così elevata rende il risultato altamente incerto e lascia spazio a possibili ribaltamenti nelle ultime fasi della campagna referendaria, quando il confronto politico entrerà nel vivo.
Il tema della separazione delle carriere, in particolare, continua a dividere l’opinione pubblica tra chi la considera una garanzia di maggiore equilibrio tra accusa e difesa e chi teme ripercussioni sull’autonomia della magistratura.

Il sondaggio Swg restituisce dunque l’immagine di una consultazione ancora tutta da giocare, in cui la mobilitazione degli indecisi e il livello di partecipazione alle urne saranno decisivi per determinare l’esito del referendum.


