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Rai, dopo il caso Pucci nuova polemica del Pd contro Tommaso Cerno: “No al suo nuovo programma sulla tv pubblica”

Pubblicato: 10/02/2026 11:02

Nuovo scontro politico in Vigilanza Rai, dove i parlamentari del Pd e dei gruppi di opposizione hanno espresso forte preoccupazione per presunti incarichi a personalità considerate vicine al centrodestra. Dopo le polemiche legate a Andrea Pucci e alla sua mancata partecipazione a Sanremo, il nuovo obiettivo della critica dei dem è il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno.

I membri dell’opposizione lamentano che il servizio pubblico possa diventare un veicolo di propaganda politica a favore della maggioranza. In una nota ufficiale, i parlamentari del campo largo sottolineano che la vicenda Cerno sarebbe «l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica, reso possibile dallo stallo imposto dalla maggioranza sulla Commissione di Vigilanza, alla quale viene impedito di operare e di eleggere un presidente di garanzia».
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La vicenda di Tommaso Cerno

Secondo quanto riportato dalle fonti, il giornalista, già direttore de Il Tempo e ora a capo de Il Giornale, sarebbe stato indicato come possibile conduttore di una striscia quotidiana sulle reti Rai a partire dal 3 marzo. La notizia, rilanciata da alcune testate giornalistiche, ha immediatamente fatto scattare il campanello d’allarme in casa Pd. La critica principale riguarda il presunto legame tra il giornalista e ambienti editoriali vicini al parlamentare della Lega Antonio Angelucci, circostanza che secondo i dem renderebbe l’operazione di nomina in Rai politicamente problematica.

In risposta alle accuse, Tommaso Cerno ha replicato sui social: «Non gli basta zittire Andrea Pucci. Devono tappare la bocca anche a me. Forse perché come dicono loro sono di una lobby gay… povera Italia». Le parole del direttore hanno acceso ulteriormente il dibattito politico, con parlamentari della Lega che hanno difeso il giornalista: «I sinistri, non contenti di aver portato alla rinuncia di Andrea Pucci a Sanremo, ora vogliono zittire anche Tommaso Cerno, solo perché non è allineato al pensiero unico».

Le accuse di censura politica

L’opposizione dem sostiene che la situazione rappresenti «una emergenza democratica nel servizio pubblico», aggravata dall’avvicinarsi di appuntamenti elettorali rilevanti, tra cui il referendum. Per i parlamentari, il controllo sulle nomine Rai e la possibile presenza di figure editoriali vicine alla maggioranza rappresentano un tentativo di influenzare la linea editoriale delle reti pubbliche.

Il dibattito non si limita a Tommaso Cerno. Anche Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, è finito sotto la lente dei dem. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, Chiocci sarebbe in trattativa per diventare portavoce del premier Giorgia Meloni, ipotesi che i parlamentari del Pd definiscono inaccettabile: «Chiediamo una smentita ufficiale e immediata all’azienda, così come chiediamo di smentire l’imminente passaggio del direttore del Tg1 alla comunicazione della Presidente del Consiglio, che delineerebbe un intreccio sempre più evidente tra informazione pubblica e governo».

Le reazioni politiche

Le tensioni hanno trovato ampio spazio sui media, con commenti divergenti tra maggioranza e opposizione. La Legà ha espresso sostegno a Cerno, definendo le critiche del Pd come tentativi di censura: «Gli italiani hanno capito chi sono i nuovi fascisti: quelli che invocano la censura ogni volta che non controllano l’informazione. Non c’è altro da aggiungere».

Intanto, in Vigilanza Rai, le polemiche sulle nomine e sul presunto uso politico della rete pubblica continuano a crescere, alimentando discussioni sulla necessità di riforme interne per garantire maggiore indipendenza editoriale e trasparenza nella gestione dei contenuti televisivi. L’opposizione chiede chiarimenti immediati e interventi ufficiali per scongiurare nomine considerate di parte e preservare l’autonomia del servizio pubblico.

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