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Liceo Parini, la lettera del preside: “Dormo a scuola contro l’occupazione”

Pubblicato: 11/02/2026 10:54

Ci sono mattine in cui il silenzio di una scuola viene rotto da voci che sembrano non avere tregua. Corridoi che di solito risuonano di passi ordinati diventano improvvisamente teatro di discussioni animate, slogan e proteste. Gli occhi di chi lavora tra quei banchi osservano ogni movimento, cercando di capire cosa sta accadendo, quali intenzioni si nascondono dietro i gesti dei ragazzi, quali tensioni si accumulano nell’aria.

Per un dirigente scolastico, queste giornate sono lunghe e insonni. Ogni decisione assume un peso che va oltre il regolamento interno: riguarda sicurezza, disciplina, ma anche rispetto della libertà di pensiero e dei valori civici che una scuola dovrebbe trasmettere. E quando la protesta diventa occupazione, la sfida diventa ancora più complessa.
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L’occupazione al liceo Parini

È quanto accaduto al liceo Parini di Milano, dove il collettivo Rebelde ha occupato l’istituto. Massimo Nunzio Barrella, dirigente scolastico, ha deciso di trascorrere la notte all’interno della scuola, dormendo in realtà molto poco, per vigilare sugli studenti e tutelare sia la struttura sia chi vi era presente. In una lettera a Libero, il preside ha spiegato i motivi di questa scelta, sottolineando che il suo giudizio sulle occupazioni rimane fermo: un gesto illegale, antidemocratico e violento.

Barrella ha ricordato come non sia la prima volta: «Sono alla mia settima occupazione in 6 anni. Nulla di nuovo sotto il sole». E ha precisato: «Mi sono sempre fermato in studio nelle notti di occupazione, così come la scorsa notte, senza dormire un minuto, a tutela degli stessi occupanti. Non perché io sia connivente, il contrario».

Il dissenso e la filosofia della scuola

Secondo il preside, è inaccettabile non lasciare entrare chi la pensa diversamente, siano essi studenti o professori. Le forze dell’ordine, ha aggiunto, spesso non possono intervenire in queste situazioni, e ci si deve rassegnare a osservare scenari già visti, che definisce un «teatrino mortificante». Barrella denuncia come alcuni gruppi di studenti si pieghino a logiche strumentali e ideologiche, senza cercare un confronto critico.

Le motivazioni avanzate dagli occupanti, secondo il dirigente, rappresentano «una minestra riscaldata», che va dalle critiche alla scarsa disponibilità all’ascolto del dirigente, al governo neofascista, passando per le Olimpiadi come simbolo di capitalismo imperiale e riferimenti vari al trumpismo o al conflitto israelo-palestinese, senza dimenticare le tragedie in Iran e altrove.

Barrella sottolinea che il compito della scuola non è offrire un’ideologia precostituita, ma consentire al giovane di restare nella sua solitudine, con il desiderio di scoprire il significato delle cose e il proprio destino.

La scuola come luogo di educazione libera

Il dirigente cita il suo motto ispirato ad Alberto Magno: «In dulcedine societatis quaerere veritatem», per descrivere cosa dovrebbe essere una vera scuola. Una scuola capace di approfondire la conoscenza al di là delle tentazioni ideologiche, in cui la libertà di pensiero e la ragione critica siano più importanti di qualsiasi slogan o protesta momentanea.

Barrella ribadisce il suo impegno a rimanere vigile, a garantire la sicurezza della struttura e dei ragazzi, senza piegarsi a pressioni esterne. La sua lettera, pubblicata oggi su Libero, rappresenta non solo una testimonianza di responsabilità educativa, ma anche un monito a riflettere sul ruolo della scuola nella formazione dei cittadini, capaci di pensiero libero e autonomo.

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